Di Luca Franceschi
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Il colonnello Alessandro Nencini, esperto pro tempore della Guardia di Finanza presso l’ambasciata italiana a Pechino, ha reso testimonianza oggi in commissione Covid confermando che il governo cinese aveva ufficialmente diramato, già a partire dal marzo 2020, le cosiddette white list. In questi elenchi erano indicate le società operatrici nel settore sanitario considerate affidabili dalle autorità cinesi.
Da una verifica documentale a campione è tuttavia emerso un dato significativo: i consorzi cinesi Wenzhou Luokay e i relativi produttori, ai quali il governo Conte ha corrisposto 1 miliardo 251 milioni di euro per l’acquisto di mascherine, non comparivano nell’elenco delle società consigliate. Le mascherine acquisite si sono successivamente rivelate inidonee e potenzialmente pericolose per la salute pubblica.
I lavori della commissione Covid avevano già documentato come il governo Conte avesse scelto di acquistare i dispositivi di protezione da consorzi cinesi di recente costituzione, anziché attivare accordi intergovernativi secondo le modalità adottate da altri Stati. Il governo avrebbe inoltre ignorato offerte di fornitura provenienti da ambasciate e imprese italiane, caratterizzate da prezzi inferiori rispetto a quelli negoziati con i consorzi cinesi.
Secondo quanto affermato dalla deputata Alice Buonguerrieri, capogruppo di Fratelli d’Italia in commissione Covid, il governo Conte ha operato queste scelte ignorando consapevolmente le raccomandazioni ufficiali del governo cinese, pubblicamente comunicate fin dal marzo 2020. Buonguerrieri ha quindi sollevato una serie di interrogativi critici: come è stato possibile che il commissario Arcuri, nominato da Conte e da lui stesso descritto come il massimo esperto di forniture pubbliche, abbia commesso errori di tale portata? Come ha potuto il governo, consapevole di questi elementi, non intervenire per prevenire lo spreco di denaro pubblico e i rischi per la salute dei cittadini italiani?
La deputata ha concluso sottolineando l’impossibilità di distinguere se si tratti di totale incompetenza oppure di scelta politica consapevole, affermando tuttavia con assoluta certezza che coloro i quali governavano in quel periodo devono renderne conto.
