“I colori del passato” è il tema scelto per la nuova edizione di “ArcheoCinema a Tridentum”, una rassegna ospitata presso lo Spazio Archeologico Sotterraneo del Sas nel cuore di Trento. L’iniziativa è frutto della collaborazione tra l’Ufficio beni archeologici della Soprintendenza per i beni culturali provinciale e il RAM film festival (Rovereto Archeologia Memorie) della Fondazione Museo Civico di Rovereto, che ha provveduto alla cura delle edizioni italiane dei film stranieri.
Tre gli appuntamenti in calendario, in programma l’8, 15 e 22 aprile alle 18, con altrettanti film che intendono restituire la policromia e la vivacità cromatica del mondo antico. Ogni incontro sarà introdotto dagli esperti della Fondazione Museo Civico di Rovereto e da Barbara Maurina, archeologa della Soprintendenza e membro del comitato scientifico di RAM film festival. L’accesso è libero e gratuito.
La rassegna si inserisce nell’ambito della mostra “I colori di Tridentum. Decorazione e arredo nella città romana” allestita presso il sito e la Villa romana di Orfeo fino al 31 ottobre. Il progetto vede il coinvolgimento dell’AICC – Associazione Italiana di Cultura Classica – Delegazione del Trentino-Alto Adige, dell’Università degli Studi di Padova, dell’Università degli Studi di Trento, del MUSE Museo delle Scienze e il sostegno della Fondazione CARITRO.
L’8 aprile la rassegna prende il via con “Rosso, i colori dell’arte” di Linda Tugnoli. Il documentario ripercorre la storia del rosso come simbolo di sangue e fuoco, del sacro e della vita. Dalla traccia di ocra nelle pitture rupestri ai pigmenti egiziani, dalla porpora degli imperatori romani al cinabro, il film esplora come i grandi artisti abbiano creato colori iconici, dal rosso tiziano ai rossi di Caravaggio. Michel Pastoureau, illustre storico del colore, ricorda che ogni tonalità racchiude una propria narrazione, non solamente artistica.
Il 15 aprile è la volta di “La Grotta Chauvet. Sulle tracce degli artisti preistorici” di Alexis de Favitski. A trent’anni dalla scoperta della grotta Chauvet nell’Ardèche francese, le sue straordinarie pitture rupestri continuano ad affascinare la comunità scientifica. Realizzate ventimila anni prima di quelle di Lascaux, queste opere rappresentano alcuni dei più antichi esempi di arte preistorica. Il documentario segue le ricerche di un’équipe scientifica nel tentativo di svelare chi fossero i loro creatori e quale significato spirituale rivestissero.
Il ciclo si conclude il 22 aprile con “Sulle tracce dei colori scomparsi – Marmi colorati dell’antica Grecia” di Elli Kriesch. Il film illustra come l’architettura greca fosse un tempo magnificamente decorata, fatto confermato dalle testimonianze di Platone e dalle iscrizioni storiche che attestano l’importanza della pittura colorata. Sebbene i colori non abbiano resistito al passare dei millenni, tracce rimangono nei pori del marmo. Il documentario conduce gli spettatori nei siti storici più rinomati della Grecia: dall’isola di Samos al cimitero di Atene, dall’Acropoli a Delfi fino a Egina. Le analisi scientifiche permettono sia di ricostruire l’originale colorazione sia di comprendere il significato profondo di queste straordinarie creazioni artistiche.

