(Il testo seguente è tratto integralmente dalla nota stampa inviata all’Agenzia Opinione) –
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L’incontro online di ieri sul bypass ferroviario, come riportato anche dalla stampa, ha evidenziato con forza al centro del dibattito un tema che da tempo viene sollevato da più parti: quello della partecipazione dei cittadini alla definizione progettuale dell’opera. Le parole dei sindaci, che parlano apertamente di modalità “screditanti”, insieme alle osservazioni delle realtà territoriali e dei comitati, confermano quelle criticità che Fratelli d’Italia denuncia da anni e che abbiamo ribadito anche nei giorni scorsi.
Parlare di scelte maturate “nelle segrete stanze” e di un dibattito pubblico che rischia di trasformarsi in una semplice formalità significa mettere in discussione il rapporto stesso tra istituzioni e territorio.
Oggi non siamo più solo noi a dirlo. Quando a sollevare queste criticità sono sindaci e realtà civiche, significa che il problema è ancor più sentito, diffuso e non più ignorabile.
Nessuno mette in discussione l’importanza strategica dell’infrastruttura ferroviaria del corridoio del Brennero, ma proprio per l’eccezionalità di quest’opera è fondamentale che il territorio venga realmente coinvolto nelle scelte che ne determineranno l’impatto locale.
La frazione di Marco, in particolare, non può essere considerata un semplice punto tecnico del tracciato. Parliamo di una comunità che ha diritto alla tutela della propria qualità di vita e del proprio territorio. Così come Lizzana e l’intero territorio comunale. Ogni zona dovrà fare i conti con impatti concreti durante i lavori e a opera conclusa. Per questo ribadiamo con forza la necessità che il progetto preveda, tra l’altro, l’uscita dei binari sensibilmente più a Sud dell’abitato di Marco, evitando un impatto diretto dentro il paese.
Il nodo centrale resta però quello della partecipazione e qui c’è una responsabilità politica precisa.
Come emerso chiaramente anche nell’incontro di ieri, il progetto affonda le sue radici dal 2015. Ieri RFI ha dichiarato che dal 2015 al 2025, durante i vari passaggi del DOCFAP, ha interloquito con i territori, ma a Rovereto – e in particolare a Marco – l’amministrazione comunale non ha mai tradotto questa interlocuzione in un reale percorso di informazione, confronto e coinvolgimento della cittadinanza.
Quindi l’amministrazione comunale conosceva questo progetto da anni e in questi anni aveva avuto modo di interloquire con RFI. Proprio per questo la responsabilità politica di non aver costruito un percorso serio di partecipazione ricade sull’amministrazione di ieri e su quella di oggi, ricordando che un pezzo dell’amministrazione di ieri e quella di oggi hanno sempre, non solo, lo stesso colore politico, ma anche gli stessi protagonisti.
Purtroppo però non è un problema solo del passato, evidentemente l’ ascolto dei cittadini e la difesa dei loro diritti e la salvaguardia dei loro interessi non era e non è tra le priorità delle varie amministrazioni di sinistra /pseudo civiche che si sono succedute.
Quindi non si può arrivare oggi a parlare di partecipazione quando il processo è già avviato e le scelte principali sono state già impostate. La partecipazione non può essere un passaggio formale a posteriori, ma deve essere un percorso reale, costruito nel tempo e oggi è sempre più chiaro che per questa amministrazione la partecipazione non è mai salita sul treno del bypass ma è rimasta ferma nell’officina della stazione.
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Marzo Zenatti
Luca Dapor
Cinzia Celllucci
