Di Luca Franceschi
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In Alto Adige il 60 per cento dei rifiuti organici viene sottoposto a digestione anaerobica. Da questo processo emerge un prodotto di scarto residuale semisolido denominato digestato, che attualmente viene smaltito fuori provincia generando elevati costi di trasporto ed emissioni. A spiegarlo è il direttore dell’Ufficio Gestione rifiuti Giulio Angelucci.
Per questa ragione, la Provincia autonoma di Bolzano sta sperimentando soluzioni più sostenibili. Dallo scorso novembre 2025 è in corso un progetto pilota che mira al trattamento dei residui di fermentazione in Alto Adige attraverso il co-compostaggio con rifiuti verdi e da giardinaggio. Il finanziamento avviene nell’ambito del progetto europeo CORE. Il 20 marzo a Bolzano sono stati presentati agli stakeholder locali i risultati della prima fase di sperimentazione dell’azione pilota, basata sull’introduzione a livello locale del trattamento del digestato tramite co-compostaggio con i rifiuti verdi quali sfalci di potatura, rifiuti da verde agricolo e urbano.
“Per l’Alto Adige questo progetto riveste un’importanza particolare” sottolinea l’assessore provinciale alla Protezione dell’ambiente, della natura e del clima Peter Brunner. “Con la chiusura del ciclo dei rifiuti organici a livello provinciale compiamo un passo importante verso l’economia circolare”.
L’azione pilota è stata avviata lo scorso novembre con l’allestimento di sei cumuli sperimentali di compostaggio nei quali il digestato è stato miscelato con rifiuti verdi in diverse proporzioni. Per il processo di compostaggio sono state inoltre testate due diverse frequenze di rivoltamento delle masse. I cumuli sono stati predisposti all’interno di un capannone coperto messo a disposizione dalla ditta REM-TEC a Sinigo.
L’obiettivo della sperimentazione era individuare la combinazione più efficace tra miscela e frequenza di rivoltamento, così da ottenere un compost di qualità. A chiarirlo è stato il direttore dell’Ufficio Gestione rifiuti Angelucci. L’intero processo è stato monitorato attraverso la rilevazione quotidiana della temperatura dei cumuli, analisi chimiche su campioni solidi prelevati durante le diverse fasi e misurazioni dei gas sia all’interno dei cumuli sia nell’aria interna ed esterna al capannone, con particolare attenzione alle emissioni odorigene.
“Gli esiti della prima fase della sperimentazione sono complessivamente positivi” sottolinea ancora Angelucci. “Tutte le miscele testate hanno raggiunto temperature superiori a 55 gradi centigradi per un periodo adeguato, di almeno 10-14 giorni”. L’incontro con gli stakeholder è stato anche l’occasione per presentare i risultati preliminari delle analisi dei materiali inerti e delle microplastiche nei compost, con metodo messo a punto dal Laboratorio biologico.
È previsto l’inizio della seconda fase del progetto pilota entro la fine dell’anno. Essa sarà caratterizzata dal compostaggio dei residui di fermentazione insieme ai rifiuti verdi, sfalci di potatura, rifiuti da verde agricolo e urbano, e dai residui della lavorazione della frutta. L’azione pilota si concluderà alla fine del 2026.

