Gentile direttore Franceschi,
allego quanto oggi pubblicato sul quotidiano “Corriere del Trentino“, anche per consentire la visione ai lettori di Opinione.
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Walter Pruner – Trento
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Cittadinanza a Mussolini. La revoca della cittadinanza onoraria a Benito Mussolini e caso Marchetto, due facce di una stessa medaglia. Al netto delle pieghe storiografiche, tutte molto interessanti ed indispensabili al fine di un dibattito serio e consapevole, vi è un comune denominatore, di contesto, più ampio. E’ il tema del limite. Se cioè ha ancora senso parlare oggi di confine tra quello che si può e quello che non si può accettare. Il tema del limite incontra un alleato populista che si chiama “benaltrismo”, secondo il quale tutto è fattibile perché c’è dell’altro e di prioritario. Esso snobba tutto quello che attiene a sfere etico, valoriali, testimoniali, ideologiche. Un fallace tentativo di ridurre la funzione politica a quella dell’ illuminazione, dell’asfaltatura o della caserma dei pompieri, fuori da logiche di basi ideali e programmatorie.
La allarmante perdita di quote di sovranità democratica della politica è quella che registriamo di questi tempi in forma fin troppo frontale e diretta. Violazione del diritto internazionale, egemonia della forza militare, insignificanza del diritto delle minoranze, violenza verbale, logica dello scarto, diffamazione istituzionale, denigrazione sistematica, abuso informatico, irrisione dell’avversario, violazione della privacy, infodemia comunicativa, solo stando a qualche esempio di attuale prossimità. All’interno di questa cortocircuitazione del diritto e dell’etica politica, si muovono con maldestra e sfrontata disinvoltura figure deboli sotto il profilo della reputazione politica, ma assai efficaci perchè prive di freni inibitori. Attori della politica da spiaggia che lanciano senza argomentare e performano in virtù della incoscienza di quanto affermano. Sono molto resilienti alla loro incoscienza perchè centrati unicamente sull’ intercettare l’onda del momento, seguirla, e poi cercarne un’altra.
La mancata difesa istituzionale di Clara Marchetto da falsità vergognose, lei, cofondatrice autonomista in Terra di Autonomia, è emblematica di licenze politiche oltrepassate solo dalla ignavia di presunti eredi tradenti.
Ma la mancata revoca della cittadinanza onoraria a Sua Eccellenza Benito Mussolini, della citata medaglia a due facce, rappresenta l’ aggravante assoluta. C’è in ballo un riconoscimento formale, ufficiale e storico, non ad un criminale qualunque o presunto della storia del nostro paese, ma al riconosciuto fondatore di quel fenomeno fascista emulato, copiato, preso ad ispirazione dallo stesso Hitler, ed assunto a modello ancora oggi da regimi e partiti illiberali.
Non va dimenticato che l’insinuarsi di questo grigio pensiero dell’effimero storico, galleggia indifferentemente anche tra le nostre istituzioni di rango regionale, comunale e provinciale.
Qualche tempo fa un consigliere provinciale di cui non ricordo il nome parlò in Aula ed a sproposito, “anche di meriti di Mussolini”: portò la nostra istituzione, irrisa, allo scherno e sberleffo della stampa nazionale. Lo sconto d’aula gli valse un assolutorio sorrisino.
Ma il danno reputazionale, non di chi qui reputazione non ha, ma del Consiglio provinciale parte offesa, fu enorme.
Se la demarcazione tra fascista e antifascista, anche di fronte alla figura del suo fondatore, surfa sulle onde di faziosità e risibili giustificazioni formali fatte di cavilli procedurali, scortesie d’aula più o meno presunte, beh, è il terrapiattismo storico a vincere.
Un ruzzolone come quello di Palazzo Thun è una manganellata politica all’intera trasversale e multicolore comunità regionale, del cui supplettivo terzo tempo, dopo gli insulti del ventennio, si sarebbe potuto farne anche a meno. In questa vicenda non ci sono vinti nè vincitori, ma vittime.
Sono quelle persone della porta accanto, i lavoratori, anziani, studenti, che oltre al proprio corso, ancora leggono, si interessano, pensano alla fine del mese sì, ma lo vogliono fare sapendosi orgogliosi di appartenere ad una comunità guidata da politici dalla schiena dritta. Distinguendo tra le condanne presidenziali arrivate da Bolzano e il silenzio di Trento. Altrettanto attenti verso coloro che per ignavia, interesse o servilismo, di fronte ad una storia di morte e di crimini, lucidano la cristalleria che sa di ricino.
I pigolii giustificativi potrebbero trasformarsi in quello che sarebbe davvero un bel gesto conciliativo con la città offesa: attivare dalla minoranza una riproposizione di revoca della cittadinanza concordata con l’intero Consiglio. Riconoscere un errore è uno tra gli atti più alti di nobiltà d’animo.
