Di Luca Franceschi
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Il Mediterraneo rappresenta una regione di cruciale importanza strategica per l’Europa, poiché racchiude in sé una complessità di elementi interconnessi che spaziano dalla sicurezza alle risorse energetiche, dal commercio alle dinamiche migratorie fino allo sviluppo economico. Secondo quanto affermato dal senatore Giulio Terzi di Fratelli d’Italia, intervistato in occasione della Videoconferenza Interparlamentare nel quadro della COSAC, è ormai indispensabile consolidare ulteriormente la dimensione esterna della politica migratoria dell’Unione europea attraverso il rafforzamento di partnership strategiche con i Paesi di origine e di transito.
L’approccio tradizionale, basato unicamente sulla gestione delle conseguenze derivanti dai flussi migratori, risulta insufficiente. È necessario invece affrontare le radici profonde del fenomeno, potenziando la cooperazione lungo l’intera catena migratoria, partendo dal controllo delle frontiere sino alle politiche di rimpatrio. Un ruolo prioritario deve essere attribuito agli investimenti rivolti allo sviluppo socioeconomico dei Paesi partner, elemento questo che conferisce importanza strategica al rafforzamento delle relazioni tra l’Unione europea e il Mediterraneo allargato.
In tale contesto strategico, il Piano Mattei promosso dal Governo italiano si configura come un cambiamento paradigmatico sostanziale. Esso si allontana dal tradizionale modello assistenzialistico per proporre una cooperazione paritaria, fondata su investimenti concreti, sviluppo economico e opportunità condivise tra le nazioni. Questo piano si integra perfettamente con le iniziative europee quali il Global Gateway e il nuovo Patto europeo per il Mediterraneo, perseguendo l’obiettivo di sostenere la crescita economica dei Paesi partner attraverso investimenti infrastrutturali nel settore energetico, nei trasporti e nella connettività regionale.
Infrastrutture moderne e sviluppo del capitale umano costituiscono i due fondamenti irrinunciabili per edificare una crescita economica resiliente e inclusiva, particolarmente nei Paesi in via di sviluppo. È proprio su questi assi che il Patto per il Mediterraneo può assolvere una funzione istituzionale di straordinaria rilevanza nel contesto euromediterraneo.
L’Africa rappresenta il continente più giovane a livello mondiale, e secondo le proiezioni demografiche, entro il 2050 accoglierà circa un quarto della popolazione giovanile globale. Questa particolare dinamica demografica può trasformarsi in una straordinaria opportunità di sviluppo oppure costituire una fonte di instabilità. Il fattore determinante risiede negli investimenti, nelle opportunità lavorative e nella creazione di prospettive concrete. È essenziale investire nel settore energetico, nell’agricoltura e nelle filiere produttive locali, nella formazione tecnica e professionale per valorizzare il potenziale del capitale umano, nonché nel rafforzamento degli ambienti normativi e regolatori al fine di attrarre investimenti privati e sostenere la crescita imprenditoriale.
Parallelamente a queste azioni, riveste carattere prioritario il consolidamento della connettività strategica del Mediterraneo. Risulta particolarmente rilevante il Corridoio India-Medio Oriente-Europa, nel quale si nutre la speranza di beneficiare del ripristino della stabilità in Medio Oriente. Altrettanto importanti sono il Great Sea Interconnector e il Corridoio Verticale. Questi progetti trascendono la loro natura di semplici infrastrutture materiali, assumendo il carattere di vere e proprie architetture geopolitiche, capaci di rafforzare l’integrazione economica tra Europa, Medio Oriente, Africa e Indo-Pacifico.
La sfida che si presenta consiste nel trasformare il Mediterraneo da zona di tensioni in uno spazio di autentiche opportunità, di cooperazione costruttiva e di prosperità condivisa tra i popoli e le nazioni che si affacciano su questo mare dalle straordinarie potenzialità.
