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140 AVVOCATI TRENTINI * REFERENDUM GIUSTIZIA: «LE RAGIONI DI MERITO DEL “SÌ”, LA NECESSITÀ DI UNA RIFORMA ATTESA DA OLTRE 30 ANNI»

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17.43 - mercoledì 11 marzo 2026

(Il testo seguente è tratto integralmente dalla nota stampa inviata all’Agenzia Opinione) –
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Il 22 ed il 23 marzo si apriranno i seggi del Referendum confermativo della riforma costituzionale per la Separazione delle carriere nella Magistratura.

Con questo documento invitiamo tutta la cittadinanza, tutti gli elettori, a partecipare ad un dibattito aperto, che approfondisca con la pienezza  diuna comunità dialogante un momento importante di democrazia diretta che coinvolge tutta la comunità trentina e nazionale.

Non attraverso slogan e contrapposizioni aprioristiche, ma con un’analisi dei contenuti tecnici della riforma, che fornisca un contributo di conoscenza nel merito in una materia di una certa complessità su cui ognuno possa esprimere consapevolmente il proprio voto.

Si tratta di un appuntamento referendario di fondamentale importanza per realizzare anche in Italia – come nella maggiore parte dei Paesi democratici,europei e non – la separazione delle carriere, per dare piena attuazione al giusto processo, garantendo finalmente, nell’architettura costituzionale, il diritto del Cittadino indagato, imputato, persona offesa che sia, all’effettiva terzietà del Giudice rispetto a Pubblico Ministero e Difesa.

Il tutto in piena coerenza al processo accusatorio voluto nel 1988 con la riforma di Giuliano Vassalli e con il testo dell’art. 111 della Costituzionevarato nel 1999.

Così da superare in modo autentico le ultime scorie del processo inquisitorio, di matrice autoritaria, che è inconciliabile con il nostro Stato costituzionale di diritto liberale e democratico.

Il Giudice dovrebbe essere già terzo per principio costituzionale – principio fino ad oggi inattuato – e questa riforma costituisce il completamento di un lungo percorso di matrice squisitamente liberale, nel pieno rispetto delle prerogative di autonomia e indipendenza della Magistratura.

L’art 104 della Costituzione rimane immutato – come insuperabile baluardo dell’autonomia e dell’indipendenza di tutti i Magistrati del nostro paese.

La riforma si preoccupa di altro.

Vuole che l’organo di governo autonomo della Magistratura non costituisca un blocco monolitico in cui le professioni di Giudice e di Magistrato consentano interferenze reciproche nella valutazione professionale, nell’avanzamento in carriera, nonché nell’importantissima scelta delle posizioni direttive dei Tribunali, delle Procure, delle Corti d’Appello e della Cassazione.

Vuole superare quelle interferenze correntizie e di politica interna che con il recente scandalo Palamara sono diventate evidenti, da cancellare e da evitare.

Ecco perché si vota per la creazione di due CSM separati, uno per i Giudici e uno per i Pubblici Ministeri, che rimarranno sotto la Presidenza del Capo dello Stato e manterranno tutte le loro attuali caratteristiche di organo costituzionale autonomo e indipendente.

L’istituzione dell’Alta Corte Disciplinare, per l’esercizio delle azioni contro Magistrati incolpati di violazioni deontologiche, prevede la presenza di noveMagistrati togati a fronte di quindici componenti, con una maggioranza assoluta  e la presenza del Capo dello Stato che nomina tre componenti fra professori ordinari dell’università in materie giuridiche e avvocati con almeno venti anni di esercizio: è evidente che anche in questo caso la riforma non minaccia affatto l’ autonomia e l’ indipendenza della Magistratura, ma si propone di attivare nuovi meccanismi che superino l’indifferenza con cui gli errori e le violazioni disciplinari sono state trattate, rilanciando un meccanismo di governo autonomo (non di autogoverno) che finora è stato ben più che criticabile, vicino a certe forme di inteferenza correntizia.

Ebbene, nell’avvicinarci a questo importante momento di democrazia diretta non possiamo non denunciare come il dibattito fra i sostenitori del SI e del NO sia stato consapevolmente fatto degenerare in una contesa divisiva che ha superato la soglia della continenza verbale, con un linguaggio urlato, radicalizzato, falsificatore, alzando insopportabilmente il livello di uno scontro fra organismi costituzionali ormai cronicizzato, tossico per la stessa salute del Paese.

Con l’effetto di precipitare la comunità intera in una dimensione spaesante che concorre a favorire già esistenti tensioni sociali, pretendendo che questo voto referendario diventi un voto politico contro le une o le altre forze politiche.

Deformando quindi il significato che questo referendum ha e deve mantenere.

Confortati dall’autorevole ferma presa di posizione del Presidente della Repubblica che ha richiamato al rispetto fra le Istituzioni di questa Repubblica ed al riappropriarsi di un dibattito sul merito, abbiamo sentito l’urgenza di promuovere un incontro pubblico per dar conto, a chi vorrà partecipare, delle ragioni di un “si” ancorate ai contenuti tecnico-giuridici del testo della riforma.

Con questo invito si chiede la partecipazione anche dei sostenitori del “no”, per un confronto sereno e dialetticamente equilibrato sul voto referendario.

Per queste ragioni invitiamo la cittadinanza e tutti gli elettori, all’incontro pubblico del prossimo giovedì 12 marzo dalle ore 17.30 alle ore 19.30 presso la Sala delle Conferenze della Fondazione Caritro, in Trento via Calepina.

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Documento sottoscritto da 140 avvocati di Trento e Rovereto

 

 

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