(Il testo seguente è tratto integralmente dalla nota stampa inviata all’Agenzia Opinione) –
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Diga di Ponte Pià: depositate le osservazioni sul progetto di svuotamento e gestione dei sedimenti.
Il Comitato Permanente di Difesa delle Acque del Trentino ha depositato oggi le proprie osservazioni tecniche sul progetto denominato “Programma per il recupero e la conservazione del volume di invaso della diga di Ponte Pià – Progetto di riqualificazione e recupero dell’area in sponda destra in coda al lago di Ponte Pià» (codice SCR-2026-01), proposto da Hydro Dolomiti Energia S.r.l. sul Fiume Sarca.
Il documento, frutto dell’analisi integrata di sette elaborati tecnici e delle tavole progettuali del PFTE, evidenzia criticità di tale gravità da rendere necessario, secondo il Comitato, l’assoggettamento del progetto a Valutazione di Impatto Ambientale completa.
Le criticità principali
Una soluzione temporanea a un problema permanente.
Il progetto prevede la rimozione di 334.000 m³ di sedimenti e il loro deposito in un rilevato artificiale in sponda destra. Con un tasso di accumulo di 15.000-20.000 m³/anno, entro il 2050 l’invaso si troverà nella stessa situazione. Lo spazio del rilevato sarà già occupato. Nessun documento affronta questo scenario.
Le ghiaie del Sarca vendute all’edilizia invece che restituite al fiume.
Il progetto destina 107.000 m³ di ghiaie e ciottoli alla cessione commerciale come aggregato edilizio e altri 60.000-80.000 m³ alle fondazioni del rilevato. È la stessa ghiaia di cui il Sarca è stato privato dalla diga, con conseguente incisione del fondo alveo di 100 cm documentata fino ad Arco e scomparsa dei letti di frega per la trota.
12 ettari di bosco tagliati senza verificarne il valore naturalistico.
Nessuna indagine floristica è stata condotta per escludere la presenza dell’habitat prioritario 91E0* (foreste alluvionali), che nel Parco Fluviale della Sarca è mappato per soli 3,68 ettari. I 10,4 ettari sotto la quota di massimo invaso potrebbero rappresentare quasi tre volte l’intera estensione attualmente nota di questo habitat prioritario.
Alternative mai valutate, nonostante l’obbligo di legge.
Il D.M. 205/2022 rende obbligatoria la valutazione delle alternative tecniche. Lo scarico di fondo della diga (2 luci da 2,10 × 3,70 m, soglia a 435 m s.l.m.) non è mai stato valutato per operazioni di turbidity current venting, sluicing o drawdown flushing, tecniche consolidate a livello internazionale che consentirebbero di restituire i sedimenti al fiume.
Un fiume artificializzato in nome della “riqualificazione”.
L’analisi delle tavole progettuali ha rivelato la portata reale delle opere accessorie: 5 cunettoni in massi cementati (di cui 2 con fondazioni su micropali in acciaio), una gabbionata metallica di 250 m fino a 4 m di altezza, massi ciclopici e mantellata in rete metallica a doppia torsione sull’intera sponda verso il lago, membrane impermeabili. I corsi d’acqua minori del versante – incluso il Rio del Ri – saranno sostituiti da canali in cemento. L’art. 3 delle NTA del PTC delle Giudicarie prescrive l’obbligo di valutare l’ingegneria naturalistica: questa valutazione non è mai stata condotta.
Parcheggio, pista ciclabile e bicigrill in area di tutela ambientale.
Le infrastrutture ricreative – presentate come giustificazione sociale del progetto – ricadono in area classificata dal PUP come “area di tutela ambientale” e “area boscata” . Il Servizio Urbanistica della PAT ha già escluso la maggior parte di queste funzioni nella zona P4, che comprende i due terzi dell’area di intervento.
Un piano di monitoraggio che non monitora l’ecosistema.
Il Piano di Monitoraggio (R06) copre sei parametri, tutti relativi alla qualità del materiale escavato come rifiuto. Non è previsto alcun monitoraggio della morfologia fluviale, della fauna ittica, dei macroinvertebrati, della vegetazione riparia, dell’habitat 91E0* , né dell’incisione del fondo alveo nel Basso Sarca fino al Lago di Garda.
La proposta alternativa
Il documento prodotto dal Comitato non si limita a evidenziare le criticità, ma propone una traiettoria alternativa fondata sulla redistribuzione diffusa dei sedimenti nel sistema fluviale: ripascimento del Sarca con le ghiaie oggi destinate al rilevato e alla vendita, utilizzo del materiale fine per la riqualificazione degli habitat ripari del Parco Fluviale della Sarca, verifica dell’idoneità dello scarico di fondo per operazioni di gestione del sedimento in continuo.
Queste soluzioni sono praticate da decenni sul Reno (Germania), sul Rodano (Francia), sull’Isar (Germania) e in Giappone e Svizzera, con risultati documentati dalla letteratura scientifica internazionale. Il Comitato chiede che il progetto venga sottoposto a VIA completa con un ambito di valutazione esteso all’intero Sarca, dalla diga al Lago di Garda, e che vengano coinvolti nel processo decisionale APPA, il Servizio Bacini Montani, il Servizio Sviluppo Sostenibile e Aree Protette e l’Università di Trento.
Le richieste nel dettaglio
1. Assoggettamento a Valutazione di Impatto Ambientale completa, con ambito esteso all’intero sistema Sarca-Garda e orizzonte temporale non inferiore a 50 anni;
2. Sospensione di qualsiasi operazione di disboscamento fino al completamento dell’indagine floristica per l’habitat prioritario 91E0*;
3. Revisione integrale del piano di destinazione del materiale escavato: reimmissione a valle della componente grossolana, divieto di cessione commerciale;
4. Valutazione delle alternative tecniche previste dal D.M. 205/2022, con priorità per le tecniche di rilascio verso valle (turbidity current venting, sluicing, drawdown flushing) e per il ripascimento fluviale;
5. Valutazione delle alternative progettuali per le opere idrauliche accessorie, con obbligo di adozione dell’ingegneria naturalistica ove tecnicamente fattibile, in conformità con l’art. 3 delle NTA del PTC delle Giudicarie;
6. Adozione di un Piano di Monitoraggio Ambientale che includa parametri biologici e morfologici su tutto il tratto del Sarca a valle della diga.
I 334.000 metri cubi di sedimento accumulati nell’invaso di Ponte Pià non sono rifiuti da smaltire: sono “ risorse fuori posto ” , preziose per un fiume che ne è stato privato per decenni. Trasformarli in fondamenta di un rilevato artificiale e in aggregato edilizio, mentre il Sarca a valle si incide e perde i suoi habitat, sarebbe in effetti il naturale completamento di una triste parabola: ma questo progetto è occasione di ridare spazio non solo alle logiche di sfruttamento commerciale, ma anche ai fiumi e ai loro processi naturali.
