Di Luca Franceschi
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La scarcerazione dei soggetti arrestati per le violenze avvenute a Torino, inclusa l’aggressione a un poliziotto in servizio di ordine pubblico, rappresenta un fatto di estrema gravità. Nel pieno rispetto dell’autonomia della magistratura, non è possibile ignorare decisioni che trasmettono un messaggio pericoloso: chi aggredisce un rappresentante dello Stato rischia conseguenze minime.
Secondo quanto sostiene Cristina Almici, deputato di Fratelli d’Italia, questo rappresenta un segnale che indebolisce la legalità e mortifica il lavoro delle Forze dell’Ordine. Gli stessi operatori di polizia denunciano da giorni questa situazione, con il SAP che ha espresso chiarezza nel sottolineare come decisioni di questo tipo alimentano un senso di impunità che legittima violenze, devastazioni e aggressioni contro coloro che garantiscono la sicurezza di tutti.
Quanto accaduto a Torino non è stato un episodio isolato né frutto di ingenuità, bensì violenza organizzata esercitata contro lo Stato e contro le sue istituzioni. Davanti a questi fatti, servono fermezza e coerenza, non indulgenza nei confronti dei violenti.
Difendere chi indossa una divisa significa difendere la legalità stessa. Ogni decisione che appare indulgente nei confronti di chi commette violenze espone gli agenti a nuovi rischi e indebolisce l’azione di prevenzione. Lo Stato deve trasmettere un segnale chiaro: chi colpisce un poliziotto non colpisce un individuo, ma la Repubblica nel suo complesso. E la Repubblica non può permettersi di arretrare di fronte a tali sfide.
