(Il testo seguente è tratto integralmente dalla nota stampa inviata all’Agenzia Opinione) –
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La rinuncia di Andrea Pucci a partecipare come co-conduttore al Festival di Sanremo non è il frutto di una normale critica artistica. È il risultato di un clima di intimidazione che ha superato ogni limite.
Parlo sulla base dell’esperienza che ho maturato in quanto componente della Commissione di inchiesta sul femminicidio e su ogni forma di violenza. Conosco bene quale peso possano avere le parole, le campagne d’odio e le pressioni, che alla lunga possono trasformarsi in violenza psicologica e sociale.
A prescindere dalle idee politiche le minacce e il linciaggio mediatico non sono mai accettabili. Contro nessuno.
Quando un artista viene messo sotto pressione fino a rinunciare a salire su un palco, non siamo più nel campo del dissenso: siamo di fronte a una censura di fatto. E questa censura, oggi, ha sempre lo stesso colore politico.
Da anni assistiamo a un doppiopesismo evidente: agli artisti di sinistra è consentito tutto, anche usare il palco di Sanremo per fare dichiarazioni politiche ed ideologiche. In quei casi nessuno grida allo scandalo.
Se invece un artista non è allineato viene etichettato, delegittimato e isolato. Fino ad arrivare al bullismo. Questo non è pluralismo, siamo al pensiero unico. Altro che libertà culturale, è controllo ideologico.
Condannare ogni forma di violenza significa anche condannare questo clima di intimidazione. La libertà di espressione vale per tutti o non vale per nessuno, e una democrazia matura non può accettare che qualcuno venga messo a tacere per le proprie idee.
