(Il testo seguente è tratto integralmente dalla nota stampa inviata all’Agenzia Opinione) –
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I presunti record messi a segno dalla borsa italiana, tanto decantati da un centrodestra ormai in versione turbofinaziaria, continuano a essere fondamentalmente trainati dal comparto banche e difesa. Vacche grasse per gli shareholders delle società di questi settori, quindi, mentre vacche sempre più magre per tutti gli stakeholders del resto dell’economia reale.
È del tutto miope e manipolatorio guardare al record di capitalizzazione, e ai 46mila punti superati dal Ftse Mib, senza citare i saldi totalmente negativi tra nuove quotazioni (ipo) e uscite dal listino (delisting), così come i saldi negativi tra capitalizzazione persa in seguito ai delisting e capitalizzazione acquisita in termini di nuove ipo.
Nel 2025, per esempio, abbiamo avuto 21 ipo e 29 delisting, con saldo a -8. Nel 2024 il saldo aveva chiuso a -11. Tra il 2022 e il 2025 i delisting hanno prodotto una perdita di capitalizzazione di 81 miliardi, mentre le nuove quotazioni hanno aggiunta nuova capitalizzazione per 14 miliardi. Anche qui, saldo drammaticamente negativo a -67 miliardi.
È in questi numeri, non nella illusione ottica dei presunti record finanziari, che insiste tutto il fallimento della borsa nell’era Meloni per l’economia reale. E il nuovo Tuf, Testo unico della finanza a cui sta lavorando il Governo, non è certamente in grado di cambiare questo quadro, andando invece a consolidare un’autarchia finanziaria al cui interno chi controlla ha poteri assoluti sulle minoranze. E questo farà ulteriormente fuggire i risparmiatori, desiderosi di vedere tutelati i loro diritti e la trasparenza.
Lo dichiara il senatore Mario Turco, vicepresidente del Movimento 5 Stelle e componente della Commissione parlamentare d’inchiesta sul sistema bancario.
