(Il testo seguente è tratto integralmente dalla nota stampa inviata all’Agenzia Opinione) –
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Per aiutare i cittadini e le imprese a beneficiare pienamente della legislazione dell’Unione europea, la Commissione mantiene un dialogo costante con gli Stati membri al fine di garantire il rispetto del diritto dell’UE. In caso di non conformità, la Commissione può avviare procedure di infrazione nei confronti degli Stati membri.
Le decisioni adottate oggi nell’ambito di tale pacchetto di infrazioni comprendono 64 lettere di costituzione in mora e 20 pareri motivati. La Commissione ha inoltre deciso di deferire tre casi alla Corte di giustizia dell’Unione europea. Infine, la Commissione ha deciso di chiudere 72 casi in cui gli Stati membri interessati, in collaborazione con la Commissione stessa, hanno posto fine a un’infrazione e garantito il rispetto del diritto dell’UE.
La Commissione europea è inoltre in procinto di intervenire nei confronti di diversi Stati membri dell’UE che non le hanno notificato i provvedimenti adottati per recepire integralmente dieci direttive dell’UE nei rispettivi ordinamenti nazionali. La Commissione invia a questi Stati membri una lettera di costituzione in mora, che concede loro due mesi per rispondere e completare il recepimento delle direttive.
Le decisioni e i relativi comunicati stampa sono disponibili online. Maggiori informazioni sulla procedura di infrazione dell’UE sono disponibili nella scheda informativa dedicata.
1. Ambiente
(Per ulteriori informazioni: Anna-Kaisa Itkonen – Tel. +32 2 295 75 01; Maëlys Dreux – Tel. +32 229 54673)
Lettere di costituzione in mora
La Commissione invita la DANIMARCA, l’ITALIA e il LUSSEMBURGO a garantire la conformità alla direttiva quadro sulle acque
La Commissione ha deciso di avviare procedure di infrazione inviando lettere di costituzione in mora alla Danimarca (INFR(2025)2209), all’Italia (INFR(2025)2207) e al Lussemburgo (INFR(2025)2216) per il non corretto recepimento della direttiva quadro sulle acque (direttiva 2000/60/CE), compreso l’obbligo di eseguire il riesame periodico dei permessi relativi alle risorse idriche. La piena attuazione delle norme relative alla qualità dell’acqua dell’UE è fondamentale per proteggere la salute umana e l’ambiente. La direttiva impone agli Stati membri di definire un programma di misure per ciascun distretto idrografico al fine di garantire un buono stato dei corpi idrici europei, come fiumi e laghi.
Ciascun programma deve comprendere misure volte al controllo dei diversi tipi di pressioni cui sono sottoposti i corpi idrici, quali l’estrazione, gli scarichi da origini puntuali e le fonti diffuse di inquinamento. Gli Stati membri sono tenuti a riesaminare e aggiornare periodicamente tali misure di controllo, compresi gli eventuali permessi che sono stati concessi, per determinare se siano ancora atte a conseguire i loro obiettivi, e ad aggiornarle, ove necessario. In Danimarca i permessi di estrazione di acqua non sono riesaminati, anche se il loro periodo di validità può arrivare fino a 30 anni. Ciò non è in linea con gli obiettivi della direttiva.
Inoltre la legislazione danese esenta i proprietari delle sponde dall’obbligo di ottenere un permesso per l’estrazione di acqua fluviale per l’abbeveramento dei loro bovini. Infine, 215 impianti di approvvigionamento idrico non dispongono di valide autorizzazioni di estrazione. In Italia la legislazione nazionale non prevede la registrazione di tutti i permessi l’estrazione e/o l’arginamento delle acque, ad esempio per l’arginamento delle acque mediante la costruzione di una diga. Inoltre le concessioni non sono soggette ad alcun riesame periodico, sebbene i periodi di validità possano essere di 30 o 40 anni. Ciò non è in linea con gli obiettivi della direttiva. Il Lussemburgo ha recepito in modo non corretto l’obbligo di riesaminare periodicamente i permessi per l’estrazione dell’acqua.
In Lussemburgo i permessi per l’estrazione delle acque sotterranee concessi a partire dal 2015 sono validi per 7 anni. Tuttavia quelli concessi prima del 2015 rimangono validi a tempo indeterminato e non vi è alcun obbligo di riesaminarli periodicamente al fine di conseguire gli obiettivi della direttiva. Non vi è inoltre alcun riesame periodico dei permessi di durata illimitata per l’estrazione di acque superficiali e lo scarico in tali acque. La Commissione procede pertanto all’invio di lettere di costituzione in mora alla Danimarca, all’Italia e al Lussemburgo, che dispongono ora di 2 mesi per rispondere e rimediare alle carenze segnalate dalla Commissione, trascorsi i quali, in assenza di una risposta soddisfacente, quest’ultima potrà decidere di emettere un parere motivato.
La Commissione invita la SPAGNA e la ROMANIA a presentare le rispettive relazioni sull’attuazione a norma delle direttive Habitat e Uccelli
La Commissione ha deciso di avviare procedure di infrazione inviando lettere di costituzione in mora alla Spagna (INFR(2025)2214) e alla Romania (INFR(2025)2215) per il mancato rispetto degli obblighi di presentazione a norma della direttiva Habitat (direttiva 92/43/CEE) e della direttiva Uccelli (direttiva 2009/147/CE). La direttiva Habitat impone agli Stati membri di presentare alla Commissione una relazione sull’attuazione ogni 6 anni in un formato concordato. Le relazioni richieste forniscono una valutazione dello stato di conservazione degli habitat e delle specie contemplati dalla direttiva Habitat, nonché delle specie di uccelli selvatici, sulla base dello stato e delle tendenze delle popolazioni e degli habitat, nonché delle principali pressioni e minacce che li riguardano. Le relazioni contengono inoltre informazioni sulle misure di conservazione adottate per tali specie e sul contributo della rete Natura 2000 agli obiettivi di conservazione stabiliti nelle direttive. La Spagna non ha presentato la relazione sull’attuazione a norma della direttiva Habitat e la Romania non ha presentato la relazione a norma della direttiva Uccelli per il ciclo 2019-2024. Il termine per questo ciclo di presentazione di relazioni era il 31 luglio 2025. La Commissione procede pertanto all’invio di lettere di costituzione in mora alla Spagna e alla Romania, che dispongono ora di 2 mesi per rispondere e rimediare alle carenze segnalate dalla Commissione. In assenza di una risposta soddisfacente, quest’ultima potrà decidere di emettere un parere motivato.
La Commissione invita l’ITALIA ad aggiornare i suoi programmi nazionali di controllo dell’inquinamento atmosferico per ridurre le emissioni di determinati inquinanti atmosferici
La Commissione ha deciso di avviare una procedura di infrazione inviando una lettera di costituzione in mora all’Italia (INFR(2025)2198) per il mancato aggiornamento dei suoi programmi nazionali di controllo dell’inquinamento atmosferico a norma della direttiva concernente la riduzione delle emissioni nazionali di determinati inquinanti atmosferici (direttiva NEC) (direttiva (UE) 2016/2284). La direttiva NEC stabilisce impegni nazionali di riduzione delle emissioni di diversi inquinanti atmosferici che ciascuno Stato membro deve conseguire ogni anno tra il 2020 e il 2029 e riduzioni più ambiziose a partire dal 2030. Impone inoltre agli Stati membri di adottare programmi nazionali di controllo dell’inquinamento atmosferico (NAPCP) che stabiliscano misure volte a rispettare tali impegni. La direttiva NEC impone agli Stati membri di aggiornare i loro programmi nazionali di controllo dell’inquinamento atmosferico almeno ogni 4 anni. Tali aggiornamenti mostrano i progressi compiuti dagli Stati membri nell’attuazione del programma e il modo in cui essi continuano a rispettare gli impegni assunti. Ciò contribuisce a ridurre le emissioni di inquinanti atmosferici, migliorando in tal modo la qualità dell’aria. Nonostante diversi solleciti, finora l’Italia non ha presentato alla Commissione il programma nazionale di controllo dell’inquinamento atmosferico aggiornato richiesto. La Commissione procede pertanto all’invio di una lettera di costituzione in mora all’Italia, che dispone ora di 2 mesi per rispondere e rimediare alle carenze segnalate dalla Commissione. In assenza di una risposta soddisfacente, la Commissione potrà decidere di emettere un parere motivato.
La Commissione invita la LETTONIA a recepire correttamente la direttiva quadro sui rifiuti
La Commissione ha deciso di inviare una lettera di costituzione in mora alla Lettonia (INFR(2025)2205) per il non corretto recepimento della direttiva quadro sui rifiuti (direttiva 2008/98/CE quale modificata dalla direttiva (UE) 2018/851), che mira a evitare o ridurre la produzione di rifiuti. Ciò è fondamentale per la competitività dell’UE e la transizione verso un’economia circolare. La direttiva modificata stabilisce obiettivi vincolanti per il riciclaggio e la preparazione per il riutilizzo dei rifiuti urbani. Stabilisce inoltre l’obbligo per gli Stati membri di migliorare i loro sistemi di gestione dei rifiuti e l’efficienza nell’uso delle risorse. Il termine entro il quale gli Stati membri erano tenuti a recepire le disposizioni della direttiva modificata nella legislazione nazionale era il 5 luglio 2020. La Lettonia non ha recepito correttamente i requisiti relativi al recupero dei rifiuti e al divieto di miscelazione dei rifiuti pericolosi, né le norme applicabili ai rifiuti organici, al contenuto dei piani di gestione dei rifiuti e al regime di responsabilità estesa del produttore. La Commissione procede pertanto all’invio di una lettera di costituzione in mora alla Lettonia, che dispone di 2 mesi per rispondere e rimediare alle carenze segnalate dalla Commissione. In assenza di una risposta soddisfacente, la Commissione potrà decidere di inviare un parere motivato.
Pareri motivati
La Commissione invita la CECHIA a rispettare la direttiva relativa alle discariche di rifiuti e a migliorare il trattamento dei rifiuti
Oggi la Commissione ha deciso di inviare un parere motivato alla Cechia (INFR(2022)2017) per la non corretta applicazione della direttiva relativa alle discariche di rifiuti (direttiva 1999/31/CE quale modificata dalla direttiva (UE) 2018/850) e della direttiva quadro sui rifiuti (direttiva 2008/98/CE quale modificata dalla direttiva (UE) 2018/851). La direttiva relativa alle discariche di rifiuti fissa per le discariche norme volte a prevenire effetti negativi per la salute umana, l’acqua, il suolo e l’atmosfera. A norma di tale direttiva gli Stati membri sono tenuti ad adottare misure per garantire che solo i rifiuti trattati vengano collocati a discarica. In forza della direttiva quadro sui rifiuti, gli Stati membri sono tenuti a recuperare e smaltire i rifiuti in modo tale da non mettere in pericolo la salute umana e l’ambiente.
La Commissione ha inviato una lettera di costituzione in mora alla Cechia nell’aprile 2022. Tuttavia le carenze individuate non sono ancora state sanate. In primo luogo la Cechia non ha recepito correttamente l’obbligo di pretrattare i rifiuti prima del collocamento in discarica. Infatti la legislazione ceca consente che i rifiuti siano collocati in discarica se esiste un sistema di raccolta differenziata, mentre la direttiva stabilisce che siano collocati in discarica solo i rifiuti che sono stati pretrattati. Inoltre i rifiuti riciclabili e biodegradabili raggiungono discariche in cui i rifiuti smaltiti non sono trattati con una selezione adeguata delle diverse frazioni di rifiuti. Oltre a ciò la frazione organica dei rifiuti non viene stabilizzata prima di essere collocata in discarica. Ciò interessa tutte le 118 discariche di rifiuti urbani attualmente in funzione in Cechia.
La Commissione osserva che un’eccessiva dipendenza da soluzioni volte ad aumentare la capacità di trattamento dei rifiuti indifferenziati, come il trattamento meccanico biologico o la capacità di incenerimento, sarebbe controproducente. La Cechia non ha ancora adottato tutte le misure previste per sostenere la raccolta differenziata dei rifiuti urbani, come l’aumento delle tariffe di collocamento in discarica e l’introduzione del principio “Pay As You Throw” (“paghi quando butti”). La Commissione ha inoltre individuato diverse sfide e opportunità nella segnalazione preventiva del 2023 e ha pertanto deciso di emettere un parere motivato nei confronti della Cechia, che dispone ora di 2 mesi per rispondere e adottare le misure necessarie, trascorsi i quali la Commissione potrà decidere di deferire il caso alla Corte di giustizia dell’UE.
La Commissione invita il BELGIO ad adottare le misure necessarie per proteggere e ripristinare i suoi siti Natura 2000
Oggi la Commissione ha deciso di inviare un parere motivato al Belgio (INFR(2015)2007) per la mancata protezione degli habitat e delle specie di interesse dell’UE. A norma delle direttive Habitat (direttiva 92/43/CEE) e Uccelli (direttiva 2009/147/CE), gli Stati membri hanno convenuto – quale requisito chiave di tali direttive – di costituire una rete coerente di siti Natura 2000 proponendo alla Commissione adeguati siti di importanza comunitaria. Una volta approvato un sito dalla Commissione, lo Stato membro dispone di 6 anni per designarlo come zona speciale di conservazione (ZSC) e per stabilire gli obiettivi e le misure di conservazione necessari, che dovrebbero contribuire al mantenimento o al ripristino delle specie e degli habitat protetti in uno stato di conservazione soddisfacente.
Il 27 marzo 2015 la Commissione ha inviato una lettera di costituzione in mora al Belgio per la mancata designazione di vari siti come ZSC nella regione di Bruxelles-Capitale e nella regione vallona, nonché di 2 siti marini di competenza federale. La Commissione ha inoltre constatato che il Belgio non aveva fissato obiettivi di conservazione specifici per tali siti. Da allora il Belgio ha compiuto progressi significativi designando tutti i siti come ZSC, fissando obiettivi generali di conservazione e adottando alcune delle misure necessarie. Tuttavia, sebbene abbia fissato obiettivi e misure di conservazione volti a prevenire il degrado, la regione vallona non ha finora fissato obiettivi e misure specifici per sito volti a ripristinare le specie e gli habitat. Per quanto riguarda le 2 ZSC marine belghe (Vlaamse Banken e Vlakte van de Raan), le misure di conservazione relative alle attività di pesca, in particolare alla pesca a strascico, non sono ancora state adottate. La Commissione ha pertanto deciso di emettere un parere motivato nei confronti del Belgio, che dispone ora di 2 mesi per rispondere e adottare le misure necessarie, trascorsi i quali la Commissione potrà decidere di deferire il caso alla Corte di giustizia dell’UE.
Deferimento alla Corte di giustizia
La Commissione decide di deferire la ROMANIA alla Corte di giustizia per la mancata chiusura e bonifica delle discariche
Oggi la Commissione ha deciso di deferire la Romania (INFR(2020)2276) alla Corte di giustizia dell’UE per il mancato rispetto degli obblighi sul collocamento in discarica dei rifiuti a norma del trattato di adesione della Romania e della direttiva relativa alle discariche di rifiuti (direttiva 1999/31/CE quale modificata dalla direttiva (UE) 2018/850). La deroga transitoria concessa a norma del trattato di adesione consentiva l’esercizio di talune discariche fino al 16 luglio 2017, dopodiché tutte le discariche non conformi dovevano essere chiuse e bonificate. La Romania ha riferito che 92 discariche sono state chiuse e bonificate, ma 15 siti sono ancora in funzione, senza che vi siano chiari piani di bonifica.
La Commissione ha pertanto inviato alla Romania una lettera di costituzione in mora nell’ottobre 2020 e un parere motivato nel febbraio 2024. Nonostante alcuni progressi, le autorità rumene non hanno risposto pienamente ai rilievi, in quanto rimangono ancora 9 siti non bonificati. La Commissione ritiene che gli sforzi profusi dalle autorità rumene siano ancora insufficienti e ha pertanto deciso di deferire la Romania alla Corte di giustizia dell’UE. Per ulteriori informazioni consultare il comunicato stampa.
Lettera di costituzione in mora post sentenza ex art. 260 TFUE
La Commissione invita la POLONIA ad attuare la sentenza della Corte di giustizia e a garantire l’accesso alla giustizia per quanto riguarda i piani di gestione forestale
La Commissione ha deciso di inviare una lettera di costituzione in mora alla Polonia (INFR(2018)2208) per la mancata esecuzione della sentenza della Corte di giustizia dell’UE del 2 marzo 2023 (causa C-432/21). La Corte di giustizia ha stabilito che la Polonia è venuta meno agli obblighi ad essa incombenti in forza della direttiva Habitat (direttiva 92/43/CEE), della Carta dei diritti fondamentali dell’Unione europea e della convenzione di Aarhus. La Polonia non ha assicurato alle organizzazioni per la tutela dell’ambiente la possibilità di contestare dinanzi agli organi giurisdizionali nazionali le carenze sostanziali e procedurali dei piani di gestione forestale che possono avere un impatto sui siti Natura 2000.
L’accesso alla giustizia è fondamentale per garantire che il pubblico possa avere voce in capitolo nella governance ambientale e nel processo decisionale in materia ambientale. A quasi 3 anni dalla sentenza, la Polonia non si è ancora conformata alla sentenza. Le ONG ambientaliste non dispongono di vie legali per impugnare i piani di gestione forestale dinanzi agli organi giurisdizionali nazionali. La Commissione procede pertanto all’invio di una lettera di costituzione in mora alla Polonia, che dispone ora di 2 mesi per rispondere e rimediare alle carenze segnalate dalla Commissione. In assenza di una risposta soddisfacente, quest’ultima potrà decidere di deferire la Polonia alla Corte di giustizia, chiedendo che vengano imposte sanzioni pecuniarie.
