(Il testo seguente è tratto integralmente dalla nota stampa inviata all’Agenzia Opinione) –
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Da mesi la destra ripete due falsi miti sulla separazione delle carriere. Lo fa per rendere accettabile una riforma che, nei fatti, non risponde a problemi reali della giustizia.
Il primo mito: che sia necessario modificare la Costituzione per completare la riforma Vassalli, che aveva introdotto il rito accusatorio prevedendo la separazione delle carriere. Peccato che Vassalli non avrebbe mai voluto toccare la Costituzione. Il suo impianto si fondava su interventi di legge ordinaria, non su una revisione costituzionale.
Il secondo: che l’imparzialità dei giudici sarebbe compromessa da una presunta “amicizia” con i pubblici ministeri. Andrebbero addirittura a bere il caffé insieme!
I dati, però, raccontano altro. Le carriere sono già separate nei fatti: dopo la riforma Cartabia, i passaggi di funzione sono diventati un’eccezione rarissima. Meno di 30 magistrati su oltre 9.000 hanno cambiato funzione. E non solo. Nei processi, tra il 40 e il 50% delle decisioni si conclude con assoluzioni o con esiti diversi dalle richieste dell’accusa. Altro che giudici e pm “amiconi”.
I fatti smontano totalmente questi falsi miti. E mostrano il vero problema: questa riforma non serve a migliorare la giustizia, ma a indebolirne l’autonomia, alterando l’equilibrio tra i poteri dello Stato disegnato dalla Costituzione. Perché la destra al governo, come quella di Trump e di Orban, non vuole controlli e limiti. E quando ciò accade, a venire meno sono le nostre garanzie.
Per questo il referendum riguarda tutte e tutti, votiamo NO.
