News immediate,
non mediate!
Categoria news:
LETTERE AL DIRETTORE

WALTER PRUNER * ISTITUZIONI E AUTONOMIA: «CLASSE DIRIGENTE IN CRISI, TRA GERONTOCRAZIA E ASSENZA DI RICAMBIO POLITICO»

Scritto da
10.27 - martedì 14 aprile 2026

Gentile direttore Franceschi,

 

allego quanto oggi pubblicato sul quotidiano “Corriere del Trentino“, anche per consentire la visione ai lettori di Opinione.

*

Walter Pruner – Trento

///

Il tema della qualità della classe dirigente, di quella che appare essere oggi una vera e propria carestia di qualità in capo alla politica non solo internazionale, non ci può lasciare indifferenti. Sono ormai più di trent’anni, il decadimento è simbolicamente riconducibile al post tangentopoli, che di fatto la classe dirigente del nostro paese non riesce a mettere a terra un sistema di ricambio generazionale degno di questo nome.

Passata la linea del Piave dipietrista, di fatto il ricambio nella migliore delle ipotesi è stato casuale e non strutturale.

Le forze partitiche e politiche più in generale non hanno prodotto quel salto in avanti degno delle grandi democrazie.

In Trentino il tentativo di farne un laboratorio politico permise di fatto di rallentare tra la fine del secondo e gli inizi del terzo millennio quel processo di caduta irreversibile, i cui frutti sono tuttora vividi.

Un tentativo virtuoso per quanto incompleto che consentì tuttavia di garantire di fatto, attraverso diverse articolazioni e fino al 2018, un certo radicamento territoriale parzialmente impermeabile ad infiltrazioni populiste di cui avremmo avuto tattile contezza nei periodi immediatamente successivi.

Le forze popolari autonomiste e progressiste trovarono una quadra di base che mise in sicurezza dagli effetti più nefasti di questa onda regressiva; certo, non traguardando tutti i desiderata, ma tenendo un rapporto di contendibilità tra centro e periferia in un buon equilibrio avulso da rapporti di sudditanza nazionale.

Oggi il tema della sudditanza è rilevante , ed in loco, A22 docet, l’autonomia territoriale si è, pur in presenza di una similitudine coalizionale con Roma, notevolmente complicata per la insanabile dicotomia tra autonomia e nazionalismo centralista.

Risultano così difficili disaccoppiamenti politici anche su singoli temi e la partita è sbilanciata in favore dell’urlante, di chi ricatta, di chi minaccia, in quello che ormai appartiene comunemente allo stile trumpiano, oggi accettato come ordinario.

Alle nostre latitudini continua ad andare a dama un bradisismo etico trasversale, catalogabile in vecchie e conosciute logiche di autoprotezione. Si pensi al rinnovo dei vertici cooperativi, in cui tornano forti gli istinti autoconservativi di classi dirigenti che non restituiscono ma sigillano posizioni personali.

Quel metodo “riverista” in voga nella emblematica Figc nazionale per il quale anche l’ultra ottantenne Gianni Rivera, indimenticato campionissimo degli anni ‘70, lancia una propria candidatura, suscitando solo controversi silenzi e nulla più. Ai nostri ottimi giovani, molti già migrati altri migrandi all’estero vogliamo continuare a dire che per loro è sempre troppo presto?

C’è dell’altro. La attuale corrosiva gerontocrazia che cede nella migliore e rara delle ipotesi timide quote di sovranità al ricambio generazionale, sottende di più e di più profondo. Il tema della gerontocrazia disvela una Piazza sempre più vuota ed un balcone sempre più affollato da “scappati di casa”.

La mancanza su quel balcone di un sogno, di un ideale ben rappresentato e che lo sappia infiammare, rende quella piazza vuota e silente anche nell’ urna, incapace di riempirsi.

Di contro, la passione per Gaza ha riempito quella piazza, la passione per la carta costituzionale è stata addirittura contabilizzata nella fascia 18/35 del recente esito referendario.

E’ a questa piazza cui oggi la nostra Autonomia deve in particolare dedicarsi, se vuole programmare ed assicurare un nuovo presente ed un grande futuro, che non sia ordinario e burocratico ma appassionato ed attrattivo.

La classe dirigente non si improvvisa ma si coltiva nel tempo con criteri alti tra le menti illuminate che vanno individuate e valorizzate. Quel parterre di classe dirigente non solo tecnicamente preparata, ma politicamente attrezzata a riconoscere la potabilità dell’acqua non è un rischio per quella presente, ma una risorsa ed un investimento futuro per tutti. E’ un antidoto tumorale al populismo ed al “qualunquemente” istituzionale.

Va da sé che ogni buona iniziativa politico formativa va sostenuta, e sempre più almeno in rapporto vicario con una scuola che troppo poco punta su un minimo di alfabetizzazione civica, oggi praticamente inesistente.

Per puntare ad un sistema sempre più credibile, per citare il beato giudice Livatino, affinché sul citato balcone passino pure i tecnici della politica, ma vi rimangano i don Milani della politica capaci di rappresentare e trasmettere passione e valori.

Al netto di passatismi coi quali non credo si radichino futuri autorevoli, qualche cosa di quei partiti pre tangentopoli è salvabile, e tra questo, Il cursus honorum, la gavetta, la selezione di classe dirigente quale vaccino antivirale contro il rischio di autoreclutamento di incapaci ed improvvisati.

Categoria news:
LETTERE AL DIRETTORE

Per donare ora, clicca qui



A.I. - IMPAGINAZIONE EDITORIALE OPINIONE
POSSIBILE UTILIZZO INTELLIGENZA ARTIFICIALE

Opinione si avvale di applicazioni basate su Intelligenza artificiale al fine di ottimizzare l'impaginazione editoriale curata dalla nostra redazione.
I contenuti potrebbero presentare interpretazioni di testo difformi dall'originale del comunicato stampa ricevuto: nel caso è gradita una segnalazione a: [email protected]


© RIPRODUZIONE RISERVATA
DELLA FONTE TITOLARE DELLA NOTIZIA E/O COMUNICATO STAMPA

È consentito a terzi (ed a testate giornalistiche) l’utilizzo integrale o parziale del presente contenuto, ma con l’obbligo di Legge di citare la fonte: “Agenzia giornalistica Opinione”.
È comunque sempre vietata la riproduzione delle immagini.

I commenti sono chiusi.