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MEDIASET – ITALIA 1 * “LE IENE” – 18/01: «TUFFO DI CAPODANNO NEL TEVERE, VIOLENZE E MINACCE CONTRO LO YOUTUBER PATO: DE SCLAVIS E GUALTIERI PROMETTONO INTERVENTI» (VEDI-SEGUI DIRETTA VIDEO – LINK / RIVEDI STREAMING)

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15.01 - domenica 18 gennaio 2026

(Il testo seguente è tratto integralmente dalla nota stampa inviata all’Agenzia Opinione) –
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QUESTA SERA SU ITALIA 1 A
“LE IENE”:

MINACCE E VIOLENZA PER IL TUFFO DI CAPODANNO

IL COMANDANTE DELLA POLIZIA LOCALE DI ROMA CAPITALE MARIO DE SCLAVIS AMMETTE IL CAOS E RISPONDE:
“PERCHÉ I NOSTRI AGENTI NON HANNO MULTATO CHI SI É TUFFATO? È UNA TRADIZIONE PIÙ CHE QUARANTENNALE…SONO DECENNI CHE NON SI MULTA PIÙ”

E ANCORA: “SE I VIGILI VEDONO CHE QUALCUNO VIENE CIRCONDATO, AGGREDITO E MINACCIATO, DOVREBBERO INTERVENIRE PER SEDARE GLI ANIMI. IO CHIEDERÒ UNA RELAZIONE AGLI AGENTI CHE APPAIONO NEL VIDEO. IO AVREI FATTO FARE IL TUFFO AL RAGAZZO CHE VOLEVA PARTECIPARE ALLA TRADIZIONE. L’ANNO PROSSIMO FAREMO DEL TUTTO PER EVITARE FATTI COME QUESTI”

IL SINDACO DI ROMA ROBERTO GUALTIERI PROMETTE:
“FAREMO IN MODO CHE NON SUCCEDA PIÙ. L’ANNO PROSSIMO FAREMO IN MODO CHE NESSUNO SIA PICCHIATO. POI SOPRATTUTTO FAREMO IN MODO CHE IL TEVERE SIA BALNEABILE, COSÌ TUTTI SI POSSANO TUFFARE”

Com’è possibile che uno dei ponti più famosi di Roma, in pieno centro, in uno dei giorni più controllati dell’anno da parte di tutte le forze dell’ordine diventi terra di nessuno? Dove prevale chi è più prepotente e si impone con minacce e violenza? Il 1° gennaio, sul ponte Cavour, il tuffo nel Tevere è da ottant’anni un rito simbolico di Roma, seguito da migliaia di persone e celebrato come una festa. Solo che, da qualche anno, c’è un gruppo di persone che si vuole impadronire di una tradizione che è di tutti. Nel nuovo servizio di Marco Occhipinti – in onda stasera, in prima serata, su Italia1 – Nicolò De Devitiis chiede conto a Simone Carabella, attuale Mr. Ok del tuffo nel Tevere, al Comandante della Polizia Locale di Roma Capitale Mario De Sclavis e al sindaco di Roma Roberto Gualtieri.

Un appuntamento che dura dal dopoguerra per inaugurare l’anno nuovo. Un rito nato nel 1946 grazie all’eccentricità atleta italo-belga Rick De la Sonay, passato negli anni attraverso figure diventate simbolo come Mr. Ok, Spartaco Bandini e Maurizio Palmulli e che, almeno sulla carta, è sempre stata libero. Ma quest’anno qualcosa cambia. Come raccontato nel primo servizio andato in onda domenica scorsa, quando Pato, giovane youtuber romano, prova a partecipare, si ritrova davanti un gruppo di uomini che si comportano come se quel ponte fosse cosa loro. Gli insulti arrivano subito, poi le minacce. “Lasciatemi tuffare anche a me”. “Non ti puoi tuffare”. “Ti rompo il braccio”. Botte e intimidazioni da parte di chi sembra essersi appropriato di una festa che dovrebbe essere di tutti. Il tutto alla presenza delle forze dell’ordine che non intervengono: “Lo vedete chi sono i violenti? Lo vedete chi sono i violenti?”, lamenta Pato.

Il nipote di Spartaco Bandini, uno dei Mr. Ok più famosi, racconta il rito così: “Venivi qua e ti tuffavi, semplicemente. Era illegale, quindi alla fine del tuffo, la polizia lo aspettava giù e pagava la multa”. Poi chiarisce: “Non c’è un obbligo di chiamare il Mr. Ok per tuffarsi. Chi ha il coraggio viene e si tuffa. Non deve essere monopolizzata da nessuno”. Parole confermate anche da parte dei sommozzatori dei vigili del fuoco: “Ti presenti col costume e te butti. Mica decidono loro. Non decidono niente, perché manco loro lo potrebbero fare”.

Eppure, quel 1°gennaio, qualcuno decide eccome. Pato arriva a ponte Cavour con costume e ciabatte. Chiede solo di partecipare. La risposta è una raffica di insulti: “Stai a prende per il c**o la tradizione romana”, “Vattene a fa***lo”, “Hai rotto il…”. Secondo Simone Carabella, autoproclamatosi Mr. Ok da due anni, la tradizione prevede che si possano tuffare solo in quattro. Ma questa regola non risulta da nessuna parte. La situazione infatti degenera. “Ti rompo il polso”. “Mi ha dato un cazzotto”. “Mi ha colpito sul rene”. Tutto davanti alla polizia municipale. “Davanti a noi non è successo niente”, dice una vigilessa all’inviato, anche di fronte a minacce come: “A faccia de me**a! Mo te do na mattonata in faccia!”.
Quando vengono chiamati i carabinieri, succede l’assurdo: portano via Pato. “Perché lei non è iscritto nella loro palestra”, gli dicono. Alla fine, lo youtuber riesce a tuffarsi. “Auguri! È un tuffo per la libertà!”. Missione compiuta.

Ma la domanda resta: perché nessuno è intervenuto?
De Devitiis chiede spiegazioni al comandante della polizia locale di Roma Capitale, Mario De Sclavis, che dichiara: “Il Tevere è balneabile? No, assolutamente. Quindi se io mi vado a fare un tuffo nel Tevere oggi, lei mi… in teoria ti… ti sanziono. Perché i suoi uomini non hanno fatto la multa a queste persone? È una tradizione più che quarantennale. Quindi con lei la multa non si fa… però prima si faceva… non lo so. Probabilmente sì, non lo so, però ti ripeto sono decenni che non si multa più. Il problema è nato perché oggi queste persone si sono comportate in maniera assolutamente… diciamo scorretta fra virgolette… Io userei uno dei termini più forti: incivili e arroganti assolutamente sì. Da padroni del ponte, che non lo sono. Se i vigili vedono che qualcuno viene circondato, aggredito e minacciato, dovrebbero intervenire per sedare gli animi. Io chiederò una relazione alle persone che appaiono nel video. Io sarei intervenuto da prima, avrei fatto fare il tuffo al ragazzo. Sarebbe stato opportuno intervenire in maniera diversa. L’anno prossimo faremo del tutto per evitare questi accadimenti. Promesso”.

Per essere ancora più sicuro, l’inviato si reca anche dal sindaco di Roma, Roberto Gualtieri, che risponde così: “Il tuffo di Capodanno su ponte Cavour? È un po’ terra di nessuno. Oggigiorno ci sono delle persone che gestiscono loro chi si tuffa, come si tuffa, quando si tuffa. Non lo sapevo, ha fatto bene a dirlo perché faremo in modo che non succeda più. La cosa più grave è che tutto questo succede davanti a diversi organi di polizia. Lo sento per la prima volta che c’è stata una forma di impedimento e questo non deve accadere perché siamo una città libera e nessuno può arrogarsi il diritto di impedire ad altri. Se è andato come dice lei è una cosa spiacevole, approfondirò la cosa. L’anno prossimo faremo in modo che nessuno sia picchiato. Poi soprattutto faremo in modo che il Tevere sia balneabile. Così tutti si possono tuffare”. Perché una tradizione, se diventa prepotenza, smette di essere una festa. E a Roma, il 1°gennaio, quel ponte non può essere di pochi. Deve tornare a essere di tutti.

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