(Il testo seguente è tratto integralmente dalla nota stampa inviata all’Agenzia Opinione) –
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Il caso Corona-Netflix è la fotografia nitida di un sistema allo sbando in cui il ministro della cultura Alessandro Giuli è totalmente nel pallone. Finché il settore resterà nelle mani di Alessandro Giuli e Lucia Borgonzoni, il tracollo sarà inevitabile.
Oggi leggiamo Giuli vaneggiare di contributi selettivi sulle pagine della Verità, arrivando persino a citare Albatross di Giulio Base come esempio virtuoso. Un’uscita che chiarisce molto bene dove il governo vorrebbe andare: dai contributi a pioggia ai contributi ad amichetto.
Il ministro dice di voler “bonificare” il tax credit, ma intanto il meccanismo continua a finanziare prodotti che nulla hanno a che fare con il sostegno al cinema come bene culturale e industriale del Paese. Si chiama tax credit cinema, non tax credit Netflix.
Il punto è infatti che i soldi pubblici finiscono regolarmente a rafforzare le piattaforme globali, mentre le sale chiudono e il cinema italiano reale muore. La soluzione esiste ed è sul tavolo da mesi, ma viene ignorata. Basterebbe prendere sul serio la proposta del M5S: contributi legati all’uscita in sala, con una finestra temporale adeguata prima dello sbarco sulle piattaforme.
È questo il vero nodo, non le chiacchiere sulle commissioni o sulle valutazioni “culturali” usate a corrente alternata. Il problema è tutto politico. A che serve una delega e quindi un’ennesima perdita di tempo quando i problemi e le soluzioni sono tutte sul tavolo ed è sufficiente ascoltare il mondo del cinema per saperlo?
Finché il settore sarà trattato come un terreno di scambi, rendite e marchette o di campo minato per tutelare questa o quella egemonia, ogni annuncio di riforma resterà propaganda. E il declino continuerà, inesorabile.
Così il deputato M5S Gaetano Amato.
