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ISTAT * REPORT RSA (2023): «ANZIANI OSPITI NELLE STRUTTURE RESIDENZIALI OGNI 100 MILA ABITANTI: ITALIA 2.029,7 / TRENTINO 4.055,0 / ALTO ADIGE 3.879,8»

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11.45 - martedì 13 gennaio 2026

(Il testo seguente è tratto integralmente dalla nota stampa inviata all’Agenzia Opinione) –
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Al 1° gennaio 2024 in Italia risultano attivi 12.987 presidi residenziali con un’offerta complessiva di circa 426mila posti letto, pari a 7,2 ogni 1.000 persone residenti (+4,4% rispetto all’anno precedente).
L’offerta rimane fortemente disomogenea sul territorio: nel Nord-Est si contano 10,5 posti letto ogni 1.000 residenti, nel Sud solo 3,4.

 

 

Gli ospiti accolti sono 385.871, in aumento del 6% rispetto all’anno precedente; tre su quattro sono anziani, in gran parte ultraottantenni e donne.
Nei presidi operano complessivamente quasi 395mila unità di personale: 355mila sono dipendenti retribuiti, circa 36mila volontari e quasi 4mila operatori del servizio civile.

In aumento gli ospiti dei presidi residenziali
In Italia, al 1° gennaio 2024, risultano attivi 12.987 presidi residenziali, che dispongono complessivamente di 425.780 posti letto (7,2 ogni 1.000 residenti). Vi operano 15.772 “unità di servizio” (v. Glossario) e gli ospiti totali risultano 385.871, un numero superiore del 6% rispetto a quello del 1° gennaio 2023. Il 75% degli ospiti è ultra-sessantacinquenne, il 19% ha un’età tra i 18 e i 64 anni e il restante 6% è composto da minori.

Quasi otto posti letto su 10 sono destinati all’assistenza socio-sanitaria
Su circa 16mila unità di servizio attive, 9.407 erogano assistenza socio-sanitaria (v. Glossario): si tratta di quasi 334mila posti letto, pari al 78% del totale. Le restanti 6.365 unità offrono servizi di tipo socio-assistenziale (v. Glossario), con 91.960 posti letto (il 22% dei posti letto complessivi).

Le unità di servizio socio-sanitarie accolgono soprattutto anziani non autosufficienti, cui è destinato il 77% dei posti letto disponibili; un ulteriore 15% è destinato agli anziani autosufficienti e alle persone con disabilità (in entrambi i casi poco più del 7% dei posti); il restante 8% è per gli adulti con patologie psichiatriche (5%), per le persone con dipendenze patologiche (2%) e per minori (1%).

Le unità di tipo socio-assistenziale sono orientate principalmente all’accoglienza e alla tutela di persone con varie forme di disagio: il 41% dei posti letto è dedicato all’accoglienza abitativa e un ulteriore 41% alla funzione socio-educativa, che riguarda soprattutto i minori di 18 anni. Le unità che svolgono prevalentemente una funzione tutelare – volta a sostenere l’autonomia di anziani, adulti con disagio sociale e minori all’interno di contesti protetti – coprono il 12% dei posti letto e il restante 6% è dedicato all’accoglienza in emergenza.

L’offerta residenziale sul territorio si differenzia fortemente rispetto alle categorie di utenti assistiti: nelle regioni del Nord prevalgono i servizi rivolti agli anziani non autosufficienti (72,0% nel Nord-Ovest e 75,0% nel Nord-Est), circa il doppio rispetto al Mezzogiorno. Al Sud, invece, si trova una percentuale più alta, rispetto alle altre ripartizioni, di posti letto dedicati agli anziani autosufficienti, alle persone con disabilità e agli immigrati.

Nel Nord-Est l’offerta più elevata di strutture di piccole dimensioni
La disponibilità di offerta, rispetto alla popolazione residente, risulta più alta nel Nord, con 10 posti letto ogni 1.000 residenti, è pari a 6 posti letto nel Centro ed è minima nel Sud con poco più di tre posti letto ogni 1.000 residenti.
Differenze geografiche significative si osservano anche nella dimensione delle strutture: nel Nord-Est il 30% delle residenze conta al massimo sei posti letto, quota doppia rispetto a quella media nazionale (15%); nel Nord-Ovest le strutture sono più grandi, con il 18% che dispone di un numero di posti compreso tra 46 e 80 e il 16,5% con oltre 80 posti. Nel Mezzogiorno la maggioranza delle strutture ha una dimensione compresa tra 16 e 45 posti letto, rappresentando il 51,2% nel Sud e il 60,3% nelle Isole (Figura 1).
Come evidenziato precedentemente, la dotazione di posti letto per anziani non autosufficienti è particolarmente elevata nel Nord – 28 posti letto ogni 1.000 anziani residenti nel Nord-Ovest e 32 nel Nord-Est – e sensibilmente più bassa nelle altre ripartizioni, in particolare nel Sud dove la quota di posti letto destinata a questo target di utenza raggiunge il valore minimo pari a sei posti letto ogni 1.000 residenti anziani.

Strutture residenziali gestite prevalentemente da enti non profit
La titolarità delle strutture è in carico a enti non profit nel 45% dei casi, agli enti privati nel 25%, agli enti pubblici nel 18% e agli enti religiosi nel 12%. Nella grande maggioranza dei casi (89%) i titolari gestiscono direttamente il presidio, nel 9% affidano la gestione ad altri enti, nei restanti casi (2%) la gestione è mista.

La gestione dei presidi residenziali è affidata prevalentemente a organismi di natura privata (76% dei casi), di cui oltre la metà (51%) appartiene al settore non profit; il 13% delle strutture è infatti gestita dal settore pubblico e l’11% da enti di natura religiosa.

Le modalità di gestione si diversificano sul territorio, soprattutto nelle strutture pubbliche:
al Nord, 7 strutture su 10 sono gestite – direttamente o indirettamente – da enti pubblici, mentre nel 24% dei casi la gestione è affidata a enti non profit; al Centro e nel Mezzogiorno la quota di strutture pubbliche gestite da enti non profit aumenta considerevolmente, rispettivamente al 37 e al 34%.
Per quanto riguarda le strutture a titolarità privata (for profit, non profit o religiosa) non si riscontrano differenze territoriali e la gestione è prevalentemente diretta o affidata a enti con la stessa natura giuridica del titolare.

Più del 13% del personale retribuito è composto da cittadini stranieri
Al 1° gennaio 2024 nei presidi residenziali operano complessivamente 394.668 unità di personale, di cui 35.952 volontari e 3.687 operatori di servizio civile. Il personale retribuito, pari a circa 355mila unità, nel 13,5% dei casi è costituito da cittadini stranieri, che in due casi su tre hanno cittadinanza extraeuropea. Nel Nord la quota del personale straniero è più elevata, raggiungendo il 18% nel

Nord-Ovest e il 16% nel Nord-Est, mentre nel Mezzogiorno si sfiora appena il 2%. In Emilia Romagna si riscontra la più elevata presenza di personale straniero (quasi il 27,5%).

Le principali figure professionali che caratterizzano il personale retribuito sono in ambito sanitario: più di 203mila addetti sono operatori socio-sanitari (36% del personale retribuito), infermieri (11%) o addetti all’assistenza alla persona (10%); nell’ambito socio-sanitario lavorano anche la maggior parte degli operatori del servizio civile e dei volontari, rispettivamente il 79% e il 73%, con quote che superano il 90% nel Nord-Est del Paese.

Le strutture socio-assistenziali presentano una minore eterogeneità di figure professionali rispetto a quelle socio-sanitarie: tra le prime, l’83% impiega fino a cinque figure professionali diverse, quota che tra le seconde scende al 55%. Tra le strutture socio-sanitarie, infatti, il 44% impiega da sei a 15 tipologie professionali diverse.

Se nelle strutture socio-assistenziali la figura professionale più diffusa è l’educatore, che è presente nel 24% dei casi (si scende al 5% nelle socio-sanitarie), quelle socio-sanitarie si caratterizzano per la presenza di infermieri (13% contro 4% delle strutture socio-assistenziali) e di operatori socio-sanitari (39% contro 22%).

Il 41% dei dipendenti retribuiti è occupato in regime di part-time (in ben il 16% dei casi l’orario è inferiore al 50% rispetto al tempo pieno), con differenze marcate in base alla figura professionale: il ricorso all’orario ridotto risulta più contenuto tra gli operatori sanitari (27%), gli infermieri e gli addetti all’assistenza alla persona (33%) e raggiunge quasi l’80% tra i medici, gli psicologi e i mediatori culturali.

Oltre ai medici e ai mediatori culturali, anche il personale addetto alla riabilitazione o alla formazione, spesso utilizzato in risposta a bisogni specifici e in alcuni casi temporanei, lavora più frequentemente in regime di part-time (Figura 2); al contrario, le figure gestionali e quelle dedicate all’assistenza diretta degli ospiti risultano più frequentemente impiegate a tempo pieno.
Gli anziani nelle strutture: due su tre ultra-ottantenni, in prevalenza donne
Nel 2024, in Italia, gli anziani di 65 anni e più ospiti delle strutture residenziali ammontano a poco più di 291mila, 20 per 1.000 anziani residenti; quasi 239mila non sono autosufficienti, portando la quota di chi è in condizione di autosufficienza a meno di un quinto. La componente femminile prevale nettamente su quella maschile: il 73% sono donne.
Tra gli anziani ospitati nelle strutture residenziali il 77% ha superato la soglia degli 80 anni di età, quota che sale al 78% tra i non autosufficienti (per un totale di 186mila anziani ultraottantenni non autosufficienti). Il tasso di ricovero tra gli over80 è pari a 49 ospiti per 1.000 residenti, scende
a 12,3 per 1.000 nella classe 75-79 anni e si riduce drasticamente tra gli under75, tra i quali il tasso si riduce a 4,6 ricoverati per 1.000 residenti.

Più elevato il ricorso all’istituzionalizzazione nelle regioni del Nord
Nelle residenze del Nord-Est il tasso di ricovero si attesta ai livelli più alti con 31 ospiti per 1.000 anziani residenti di almeno 65 anni e raggiunge valori massimi nelle Province Autonome di Trento e Bolzano/Bozen (rispettivamente 40 e 39). Le regioni del Sud presentano un livello di istituzionalizzazione decisamente più basso: su 1.000 anziani residenti, solo nove sono ospiti delle strutture residenziali; il valore minimo si registra in Campania, quattro ospiti per 1.000 anziani residenti (la media nazionale si attesta a 20).
Le differenze territoriali si riscontrano anche osservando la distribuzione degli anziani non autosufficienti, risultando ancora più marcate tra le donne. I tassi di ricovero nella popolazione femminile sono molto alti nelle residenze del Nord, con oltre 35 anziane non autosufficienti per 1.000 residenti, rispetto alle altre ripartizioni: il tasso di ricovero diminuisce sensibilmente passando da 14 per 1.000 nelle regioni del Centro, a 7 per 1.000 nel Sud e a 8 e per 1.000 nelle Isole.
La distribuzione sul territorio è invece più omogenea per quanto riguarda i ricoveri degli anziani autosufficienti, che presentano tassi solo leggermente più alti, rispetto al dato medio nazionale (3,6 per 1.000 abitanti), nelle regioni del Centro Italia (4 per 1.000 abitanti di pari età).

Gli stranieri adulti accolti nelle strutture sono poco più di 9mila
Al 1° gennaio 2024 sono circa 72mila gli adulti, tra i 18 e i 64 anni, ospiti dei presidi residenziali (poco più di due ogni 1.000 residenti nella stessa fascia d’età). La classe d’età più rappresentata è quella dei 45-64 anni, con oltre 41mila utenti, seguita dai 25-44 anni, che raggiungono quasi le 23mila unità.
Prevalgono gli uomini, che rappresentano il 62% del totale, per un totale di 44mila ospiti (le donne sono quasi 28mila).

Tra gli uomini è diffusa la presenza di disabilità o di patologie psichiatriche (67% degli ospiti), ma anche la presenza di dipendenze come alcolismo/tossicodipendenza (circa il 16% dell’utenza di sesso maschile). Anche tra le donne la disabilità o le patologie psichiatriche costituiscono il disagio prevalente (75%), mentre nell’8% dei casi si tratta di gestanti o madri maggiorenni con figli a carico. Le donne vittime di violenza sono 667 e rappresentano il 2% delle donne ospitate nei presidi.

Gli stranieri adulti accolti nelle strutture sono poco più di 9mila, pari al 13% del totale. La quota sale nelle residenze del Nord-Est (32%) e si riduce gradualmente scendendo verso il Sud dove si ferma al 9%. Anche tra gli stranieri prevale la componente maschile (63%).
La maggior parte (58%) degli ospiti stranieri è composto da persone senza fissa dimora, nomadi, adulti con difficoltà socio-economiche o immigrati, il 17% presenta una disabilità o una patologia psichiatrica, nel 12% dei casi si tratta di gestanti o madri maggiorenni con figli a carico, il 7% ha problemi di dipendenza, il 4% è vittima di violenza di genere e il 2% risulta coinvolto in procedure penali.

Gli ospiti adulti che permangono in struttura per più di un anno sono il 67%, ma ovviamente la permanenza cambia al variare della tipologia di disagio. Infatti, nel caso degli adulti con disabilità o patologia psichiatrica la percentuale aumenta al 76% e scende al 46% nel caso di adulti con altro tipo di disagio. In questo ultimo caso, infatti, la struttura viene utilizzata per superare un particolare periodo di difficoltà.

Gli ospiti minori in sei casi su 10 hanno un’età compresa tra gli 11 e i 17 anni
Al 1° gennaio 2024 sono quasi 22mila gli ospiti minori complessivamente accolti nelle strutture residenziali, il 2 per 1.000 dell’intera popolazione minorenne in Italia; oltre 10mila (quasi la metà) sono minori stranieri.
Le problematiche dei ragazzi ospitati sono di varia natura, anche per effetto della provenienza da contesti molto diversi: il 37% degli ospiti non presenta problematiche specifiche, un ulteriore 20% è composto da minori stranieri privi di una figura parentale di riferimento. Problemi di dipendenza o di salute caratterizzano il restante 43%: il 27% sono giovani con problemi di dipendenza che hanno intrapreso un percorso riabilitativo, il 16% minori con problemi di salute mentale o con disabilità che necessitano di specifiche cure o assistenza.

Tra gli ospiti minori la componente femminile risulta più contenuta, sei ragazzi accolti su dieci sono maschi (61%); tale proporzione, in linea con la composizione per genere dei flussi migratori, aumenta tra i minori stranieri, raggiungendo il 72%.
L’accoglienza dei minori in strutture residenziali risulta più diffusa nei territori in cui è più alto il numero di giovani “stranieri non accompagnati”; ad esempio in Sicilia, nella provincia autonoma di Trento o in Basilicata, dove si registrano tassi di presenza doppi rispetto al dato medio nazionale. L’Abruzzo, il Molise e la Campania hanno, invece, la quota più bassa di minori accolti: meno di un minore per ogni 1.000 residenti nella stessa fascia di età (contro i due del dato medio nazionale).
Gli ospiti con meno di 18 anni sono in prevalenza adolescenti: il 62% ha infatti un’età compresa tra gli 11 e i 17 anni; tra i bambini con meno di 11 anni (38%), più della metà ha meno di cinque anni (il 22% degli ospiti complessivi).

Più di un minore su tre accolto per problemi legati al nucleo familiare di origine
Sono molteplici le motivazioni che possono condurre un minore all’interno di una struttura residenziale (Figura 5). Il 36%, quasi 8mila, è accolto per problemi economici, incapacità educativa o problemi
psico-fisici dei genitori; un ulteriore 22% (quasi 5mila unità) è accolto insieme a un genitore, il 21% è rappresentato da stranieri privi di assistenza o rappresentanza da parte di un adulto. Visto che la permanenza degli ospiti minori dovrebbe essere il più breve possibile, preferendo una sistemazione in famiglia piuttosto che in struttura, oltre i tre quarti degli ospiti restano in struttura meno di due anni: il 46,5% vi resta meno di un anno, il 30,9% da uno a due anni; inoltre, il 14,4% da due a quattro anni e solo il 7,7% resta nella struttura più di quattro anni, il residuale 0,5% non ha indicato la durata della permanenza.

Più di 13mila i minori dimessi nel corso del 2023
La presa in carico dei minori da parte dei servizi residenziali non si esaurisce con l’ingresso nella struttura, ma comprende anche la gestione della dimissione, che può prevedere, oltre al trasferimento in altra struttura: il rientro in famiglia, l’inserimento in un nuovo contesto familiare o il sostegno per avviare un percorso di vita autonoma.
Nel corso del 2023 sono stati dimessi oltre 13mila minori: il 25% è rientrato presso la famiglia di origine e il 9% è stato dato in affido o adozione; complessivamente dunque i minori reinseriti in una famiglia sono stati circa 4.400 (il 34% dei dimessi).
Inoltre, poco più di 1.500 giovani (il 12% dei dimessi), avendo raggiunto la maggiore età, sono stati introdotti in percorsi di inserimento lavorativo e di vita indipendente.
Infine, più di 3mila minori (il 27% dei dimessi) sono stati dimessi dalla struttura per essere trasferiti in altre strutture residenziali e circa 1.800 (il 14%) si sono allontanati spontaneamente. Per il restante 13% non è stata specificata la tipologia di destinazione dopo la dimissione.

Minori stranieri non accompagnati: nove su 10 sono adolescenti
Al 1° gennaio 2024 i minori stranieri non accompagnati ospiti dei presidi residenziali sono 4.480 e rappresentano la metà dei minori stranieri presenti nelle strutture residenziali. La componente femminile è assolutamente esigua, superando di poco il 5%. Nella maggior parte dei casi si tratta di adolescenti: nove su 10 hanno tra i 15 e i 17 anni, un ulteriore 6,3% ha tra gli 11 e i 14 anni e la quota residua ha meno di 10 anni. Contrariamente a quanto avviene per gli stranieri adulti, la distribuzione territoriale mostra una maggiore presenza di minori stranieri non accompagnati nel Centro (26,2%) e nelle Isole (24,5%), con percentuali più contenute nel Nord e nel Sud del Paese.

Minori stranieri non accompagnati: permanenza in struttura inferiore a 12 mesi
La permanenza dei minori stranieri non accompagnati nelle strutture è generalmente limitata nel tempo: il 62% vi resta meno di un anno, il 30% tra i 12 e i 24 mesi e solo l’8,3% supera i 2 anni.
Nel corso del 2023 i dimessi sono stati quasi 4mila. Di questi il 31,5% si è allontanato spontaneamente, mentre per il 30,2% il percorso di recupero non risulta concluso poiché è stato trasferito in un’altra struttura residenziale. Il 22,1% ha raggiunto la maggiore età ed è stato avviato a un percorso di autonomia. Più ridotto il numero di coloro che si sono ricongiunti con i familiari (47 minori) o che sono stati dati in affido o adozione (73 minori).

Minori stranieri non accompagnati accolti in strutture di piccole dimensioni
Le strutture che accolgono i minori stranieri non accompagnati, pur essendo di piccole dimensioni, sono caratterizzate per lo più da un’organizzazione di tipo “comunitario”: il 74% dei minori è accolto in residenze che dispongono al massimo di 15 posti letto; una quota inferiore di minori stranieri non accompagnati è accolta invece in strutture che hanno dai 16 ai 45 posti letto (26%).

I minori stranieri non accompagnati vengono quasi sempre accolti in strutture dedicate a minori (99%). Il 71% degli ospiti è inserito in strutture che svolgono una funzione di tipo socio-educativa, fornendo tutela e assistenza a minori temporaneamente allontanati dal nucleo familiare; la quota restante è equamente suddivisa tra l’accoglienza abitativa (9,2%), l’accoglienza di emergenza (9,3%) o la funzione di tipo tutelare indirizzata a giovani con diversi tipi di disagio sociale (9,1%).
Nelle strutture che offrono accoglienza in situazioni di emergenza la presenza femminile è più diffusa; le ragazze minori straniere non accompagnate accolte in questo tipo di struttura sono infatti il 33% del totale, contro il 7,8% dei maschi.

 

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