(Il testo seguente è tratto integralmente dalla nota stampa inviata all’Agenzia Opinione) –
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Quando, 35 anni fa, nel 1990 l’Onu propose la Convenzione internazionale dei diritti dei lavoratori migranti e delle loro famiglie, a ratificarla furono unicamente i Paesi di emigrazione.
Ad oggi gli Stati UE, Italia compresa, se ne sono guardati bene dal farlo, anzi, con le loro politiche da fortezza, si comportano in maniera esattamente opposta.
La Convenzione prevede: Diritto alla vita, libertà, sicurezza e dignità; divieto di schiavitù, lavoro forzato e tortura; Libertà di espressione e informazione; Diritto di informare le autorità consolari; Diritto a un equo compenso, salute e istruzione per i figli; Divieto di espulsioni collettive; ogni caso deve essere valutato individualmente.
Gran parte di questi obblighi, derivanti da quelli che vengono pomposamente definiti “valori occidentali”, sono stati disattesi, basti pensare che nel 2024 sono stati respinti, illegalmente e in maniera collettiva, 125 mila richiedenti asilo, che il salario delle lavoratrici e lavoratori migranti è mediamente inferiore del 30% rispetto a quello degli autoctoni, a fronte di orari e mansioni più gravose.
E ancora chi ci governa acquista consenso affermando che il pericolo in Italia sono i “clandestini”.
Dove si sono garantiti diritti c’è stato un complessivo miglioramento della vita per tutti.
Dal 2000, il 18 dicembre è divenuta la “Giornata internazionale dei migranti”, sparito ogni riferimento alla Convenzione riporta a quelle giornate ipocrite in cui tutti rimuovono gli orrori e gli errori che si commettono negli altri 364 giorni dell’anno.
