(Il testo seguente è tratto integralmente dalla nota stampa inviata all’Agenzia Opinione) –
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I parlamentari M5S delle commissioni Attività produttive di Camera e Senato hanno diffuso una dura critica alla manovra economica del governo, definendola “un’operazione di finanza difensiva costruita contro chi lavora, contro chi produce e contro chi si cura”.
“Questo maxi-emendamento non è una manovra economica”, hanno dichiarato i parlamentari pentastellati. “Il Governo parte da un fatto semplice: i conti non tornano. Non ci sono risorse nuove sufficienti per tenere in piedi incentivi, spesa corrente e vincoli europei. E allora si sceglie una strada precisa: recuperare cassa dove si può, rinviare spesa dove non fa rumore, anticipare tasse dove è più facile”.
Secondo l’analisi del M5S, la strategia governativa si basa su cinque pilastri principali. Il primo è rappresentato dal PNRR: “Nel maxi-emendamento vengono ripresi oltre 7 miliardi di euro di fondi già assegnati ma non spesi. Soldi che escono dal perimetro PNRR e rientrano nel bilancio dello Stato. Non per nuovi investimenti pubblici, non per sanità o scuola, ma per chiudere la manovra senza fare deficit. È cassa una tantum usata per tappare buchi strutturali”.
Il secondo pilastro riguarda gli incentivi alle imprese. “Si dice: ‘abbiamo rimesso risorse sull’industria’. I numeri raccontano altro”, sostengono i parlamentari M5S. “Alle imprese tornano poco più di 2 miliardi: circa 1,3 miliardi di crediti d’imposta per la tanto odiata Transizione 4.0 (odiata perché costruita da noi), e un incremento della ZES Unica di 882 milioni rispetto alla versione iniziale della manovra. Tutto il resto dei soldi recuperati dal PNRR non va all’economia reale, ma serve a coprire i saldi generali. Transizione 5.0, invece, non viene rifinanziata: viene ridimensionata, si spende meno PNRR e la differenza rientra nel calderone della cassa”.
Il terzo elemento critico è la nuova ritenuta dell’1% sulle fatture tra imprese. “La chiamano ‘anticipo’, ma è una tassa sulla liquidità”, denunciano i pentastellati. “Colpisce chi lavora regolarmente, prima ancora di sapere se ha guadagnato. Ha gettito solo perché il Governo ammette implicitamente che senza prelievo anticipato una parte delle imposte non le incasserebbe mai. È presunzione di colpevolezza trasformata in politica fiscale. E non finanzia nulla di specifico: serve a garantire coperture strutturali dal 2029 in poi”.
Il quarto pilastro riguarda le pensioni: “Nessun annuncio, nessuna conferenza stampa. Dal 2031 i contributi riscattati per la laurea valgono sempre meno, fino a perdere due anni e mezzo. E anche quando maturi i requisiti, l’assegno non parte: viene rinviato di mesi. È un taglio differito, scaricato sulle generazioni future, utile a dire a Bruxelles che ‘la spesa è sotto controllo'”.
Il quinto elemento critico è rappresentato dai tagli alla sanità: “Qui il taglio è immediato e scritto nero su bianco: meno 140 milioni di euro l’anno al Fondo per i farmaci innovativi, dal 2026 in poi. Meno risorse per terapie avanzate, cure oncologiche, farmaci salvavita. Anche questo serve a fare cassa strutturale, non a migliorare il sistema”.
“Messo tutto insieme, il disegno è chiarissimo”, concludono i parlamentari M5S. “Oltre 7 miliardi ripresi dal PNRR, poco più di 2 miliardi restituiti in modo visibile alle imprese, e il resto coperto con tasse anticipate, pensioni rinviate e tagli sanitari. Non è una strategia di crescita. È una manovra che sposta il peso in avanti, che incassa oggi, rinvia domani e taglia dove è più facile nascondere”.
“Questo non è rigore. È sfiducia istituzionalizzata verso lavoratori, imprese e cittadini. Uno Stato che non investe davvero, non riforma in modo equo e non dice la verità su come tiene in piedi i conti. Incassa prima, paga dopo, e presenta il conto sempre agli stessi”, hanno concluso i rappresentanti del Movimento 5 Stelle.
