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ISPRA * RAPPORTO RIFIUTI URBANI 2025: «MEDIA NAZIONALE AL 67,7% / SU SCALA PROVINCIALE AL TOP TREVISO 89% / POI MANTOVA 87,4% / TRENTO 82,5%» (PDF REPORT)

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08.11 - venerdì 12 dicembre 2025

(Il testo seguente è tratto integralmente dalla nota stampa inviata all’Agenzia Opinione) –
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Su scala provinciale, i livelli più elevati di raccolta differenziata si rilevano, analogamente ai precedenti anni, per la provincia di Treviso, che nel 2024 si attesta all’89%, seguita da Mantova (87,4%), Belluno (86%) e Pordenone (85,4%). Superiori o prossimi all’80% sono anche i tassi delle province di Reggio Emilia (84,3%), Modena (84%), Forlì-Cesena (83,3%), Trento (82,5%), Rovigo (81,7%), Bergamo (81,4%), Nuoro (80,8%), Oristano (80,7%), Ravenna e Novara (80,6%), Monza e della Brianza (79,9%) e Vicenza (79,8%). Solo per la provincia di Palermo si osserva una percentuale di raccolta differenziata inferiore al 40% (36,9%, con una crescita di 0,2 punti rispetto al 36,7% del 2023).

In termini complessivi, tutte le province/città metropolitane raggiungono percentuali di raccolta differenziata superiore al 30%; quelle con percentuale superiore o uguale al 65% sono 73 (5 in più rispetto al 2023) e quelle con raccolta compresa tra il 60% e il 65% sono pari a 14 (3 in meno del 2023). Le province con percentuale di raccolta tra il 50% e il 60% sono 16 (18 nel 2023). Ne consegue che il 96% delle province (103 province su 107) ha raccolto in modo differenziato almeno la metà dei rifiuti urbani prodotti sul proprio territorio.

Delle 73 province che hanno raggiunto il target del 65%, 40 sono localizzate nel nord Italia (10 delle 12 province della Lombardia, tutte e 7 le province venete, entrambe le province del Trentino-Alto Adige, le 9 province dell’Emilia-Romagna, 3 province del Friuli-Venezia Giulia, 7 su 8 province del Piemonte, 1 provincia della Liguria e la provincia della Valle d’Aosta), 14 nel Centro (tutte e 5 le province delle Marche, 6 in Toscana, le 2 province dell’Umbria, 1 nel Lazio) e 19 nel Sud (le 5 della Sardegna, 5 in Sicilia, 2 in Abruzzo, Campania, Calabria e Puglia, 1 in Basilicata).

Analizzando i dati a livello comunale si rileva che più del 72% dei comuni del campione ha conseguito, nel 2024, una percentuale di raccolta differenziata superiore al 65% (nel 2023, tali comuni rappresentavano poco meno del 71% e, nel 2022, quasi il 69%). Più dei due terzi dei comuni italiani si attestano quindi al di sopra dell’obiettivo di raccolta del 65%.

Nel contempo, la percentuale di comuni con percentuali di raccolta inferiori al 30% continua a diminuire (2,5% nel 2024, 2,9% nel 2023, 3,4% nel 2022). Complessivamente, nell’ultimo anno l’89,7% dei comuni intercetta oltre la metà dei propri rifiuti urbani in modo differenziato (la percentuale era dell’88,3% nel 2023).

I maggiori livelli di raccolta differenziata per i comuni con popolazione residente superiore a 200 mila abitanti, si osservano per per Bologna, Padova, Venezia e Milano, con percentuali pari, rispettivamente, al 72,8%, 65,1%, 63,7% e 63,3%. Superano il 55% Firenze e Messina i cui tassi si attestano, rispettivamente, al 60,7% (+5,1 punti percentuali rispetto al 2023) e 58,6% (+3,2 punti percentuali), seguite da Torino e Verona entrambe al 57,4%. Genova, in crescita di 3,7 punti percentuali, si attesta al 49,8%, Roma si colloca al 48% (+1,4 punti), mentre Bari e Napoli superano o si avvicinano al 45%, rispettivamente con il 46% e il 44,4%. Catania e Palermo si attestano alle percentuali più basse, con valori rispettivamente pari al 33,4% e al 17,3%.

 

1.1 La produzione dei rifiuti urbani in Europa
La serie storica più aggiornata disponibile dei dati Eurostat sui rifiuti urbani (RU) riporta i dati di produzione fino al 2023.
La produzione complessiva di rifiuti urbani nell’UE27 fa registrare, rispetto al 2022, una riduzione dello 0,2%, passando da 229,6 milioni di tonnellate a 229,2 milioni di tonnellate. Rispetto al 2021 la riduzione è del 3,8%.
Confrontando i dati del biennio 2022 – 2023 a livello di singolo Paese UE, le maggiori flessioni negative si registrano per Finlandia (-9,9%), Lituania (-2,7%) e Spagna (-2,3%).

Gli incrementi percentuali maggiori si registrano, invece, per Slovenia e Ungheria (+6,6% e +5,2%). Rispetto al 2021 gli aumenti maggiori si osservano per Cipro (+6,8%) e Malta (+5%).

Il valore pro capite medio europeo è pari a 534 kg/abitante per anno nel 2021, a 514 kg/ab nel 2022 e a 511 kg/ab nel 2023 Tuttavia, a livello di singolo Paese si rilevano produzioni variabili. I tre Paesi con produzione pro- capite più alta, sebbene in diminuzione, sono, così come nel precedente anno, Austria (782 kg/ab), Danimarca (759 kg/ab) e Lussemburgo (718 kg/ab) mentre i tre con produzione più bassa sono Romania (305 kg/ab), Polonia (367 kg/ab) ed Estonia (373 kg/ab, Figura 1.1).

Screenshot

Il totale trattato nell’UE27, nel 2023, è di circa 219 milioni di tonnellate, in diminuzione del 2,4% (-5,3 milioni di tonnellate) rispetto al 2022. Con riferimento al 2021 il calo è di 14,6 milioni di tonnellate (-6,3%).
I principali incrementi percentuali nei quantitativi di rifiuti urbani trattati riguardano Cipro (+5,8%), Ungheria e Slovenia (+5,2%). In termini assoluti la crescita più rilevante si registra, al pari all’incremento della produzione, per la Germania, oltre 410 mila tonnellate (+0,8%), e per l’Ungheria (più di 200 mila tonnellate).
Le riduzioni percentuali più significative riguardano la Bulgaria, (-26,2% di rifiuti gestiti) e la Polonia, con -21,4%. Quest’ultima è quella che mostra il maggior decremento in valore assoluto (–2,9 milioni di tonnellate).
Analizzando le quantità pro capite medie di rifiuti trattati per l’UE27, si registra un calo del 2,8% tra il 2022 e il 2023, mentre rispetto al 2021 la riduzione si attesta al 6,9%. Con riferimento ai singoli Stati membri, i cali principali si osservano, analogamente ai dati assoluti, per Bulgaria (-25,9%) e Polonia (-20,9%), mentre i maggiori incrementi si rilevano per Slovenia e Ungheria, rispettivamente con +4,9% e + 5,4%.
La figura 1.2 mostra l’estrema variabilità di approccio alla gestione dei rifiuti urbani tra i diversi Stati membri. Alcuni Paesi presentano una significativa prevalenza dello smaltimento, con valori percentuali superiori al 70%, come la Grecia (81%), la Romania (80%) e Malta (79%). Altri si caratterizzano per le più alte percentuali di recupero energetico, come Svezia (59%), Finlandia (55%), Danimarca (51%) ed Estonia (47%).
Nove Paesi comunicano percentuali di rifiuti urbani avviati a compostaggio e digestione anaerobica pari o superiori al 20% del totale trattato, con Paesi Bassi (31%) e Italia (27%) caratterizzate dalle percentuali più alte, mentre per quanto riguarda l’avvio a riciclaggio delle frazioni secche, dieci Paesi hanno incidenze superiori al 30%, con i maggiori valori nel caso della Slovenia (54%) e della Germania (46%).

2.1 Produzione dei rifiuti urbani
La produzione nazionale dei rifiuti urbani (RU) si attesta, nel 2024, a poco più di 29,9 milioni di tonnellate, in aumento del 2,3% (664 mila tonnellate) rispetto al 2023 (Figura 2.1).
Nel complesso l’andamento altalenante della produzione dei rifiuti osservato negli anni può essere correlato a diversi fattori, anche combinati tra loro, tra cui l’introduzione di nuove disposizioni normative che hanno, ad esempio, modificato la definizione o le modalità di contabilizzazione della raccolta e della gestione del rifiuto urbano, o motivazioni sanitarie o socio-economiche, quali la pandemia del 2020 e la crisi internazionale del 2022, che hanno influito sui consumi e, conseguentemente, sulla produzione dei rifiuti. In relazione ad effetti dovuti a modifiche normative, il dato della produzione è influenzato, dall’inclusione o meno delle quote prodotte da utenze non domestiche e conferite al di fuori del servizio pubblico di raccolta ma comunque destinate a soggetti che ne garantiscono il recupero. Si ricorda che per tali quantitativi, che concorrono al raggiungimento degli obiettivi di riciclaggio dei rifiuti urbani (articolo 198, comma 2-bis del d.lgs. n. 152/2006 dal d.lgs. n. 116/2020), è prevista l’esclusione, ai sensi dell’articolo 238, comma 9 del d.lgs 152/2006, della corresponsione della componente tariffaria rapportata alla quantità.

Antecedentemente alle modifiche introdotte dal d.lgs. n. 116/2020, i suddetti rifiuti erano contabilizzati nei flussi di raccolta differenziata, rientrando tra i cosiddetti rifiuti “assimilati”, mentre successivamente potrebbero essere, totalmente o parzialmente, fuoriusciti da tale computo ricadendo nell’alveo gestionale dei rifiuti speciali, pur trattandosi a tutti gli effetti di rifiuti urbani sulla base delle definizioni date dalla normativa.

Con riefrimento al 2024 si rileva una maggiore incidenza, sui quantitativi di produzione e raccolta differenziata comunicati, dei rifiuti rientranti in tale casistica. Sulla base delle informazioni disponibili, il dato disaggregato relativo ai rifiuti urbani conferiti dalle utenze non domestiche al di fuori del servizio pubblico di raccolta, ma comunque destinati a recupero, è stato, infatti, fornito per un numero di comuni di oltre 5 volte superiore a quello del 2023. Non può essere comunque escluso che anche laddove l’informazione non sia stata fornita in forma disaggregata, il dato comunicato possa ricomprendere tale flusso.

La produzione di rifiuti urbani aumenta del 3,7% al Nord, dell’1,2 al Centro e dello 0,8% al Sud. In valore assoluto, il nord Italia produce quasi 14,7 milioni di tonnellate, il Centro 6,3 milioni di tonnellate e il Sud 8,9 milioni di tonnellate.
Ogni cittadino italiano ha prodotto 508 chilogrammi di rifiuti, facendo registrare una crescita percentuale del 2,4% rispetto al 2023. Va rilevato che tra il 2023 e il 2024 la popolazione residente mostra un decremento di quasi 56 mila abitanti (-0,1%), in controtendenza rispetto all’andamento riscontrato nel 2023 e al trend della produzione dei rifiuti. Nell’ultimo quinquennio è stato registrato un valore pro capite di produzione al di sotto dei 500 chilogrammi per abitante nel 2020, anno segnato dalla crisi pandemica, e nel biennio 2022-2023.

I valori più alti di produzione pro capite si osservano, come nelle precedenti annualità, per il Centro con 538 chilogrammi per abitante (+7 chilogrammi per abitante). Il valore medio del nord Italia si attesta a 534 chilogrammi per abitante, in aumento di 19 chilogrammi rispetto al 2023, mentre il dato del Sud è pari a 454 chilogrammi per abitante (+5 chilogrammi). La produzione pro capite di questa macroarea risulta inferiore di 54 chilogrammi rispetto al dato nazionale e di 84 chilogrammi in raffronto al valore medio del Centro.

Tutte le regioni del Nord hanno fatto rilevare un aumento dei rifiuti prodotti (Figura 2.2). Più in dettaglio, i maggiori incrementi percentuali si osservano per il Veneto (+5,5%), la Valle d’Aosta (+4,5%), l’Emilia-Romagna (+3,9%) e il Piemonte (+3,8%). Anche nelle regioni del Centro, eccetto che nelle Marche, si riscontra una produzione in crescita rispetto al 2023: in Umbria l’aumento è pari al 2,9%, nel Lazio all’1,8% e in Toscana allo 0,6%, mentre una leggera diminuzione si rileva nelle Marche (-0,4%). Nelle regioni del Mezzogiorno si osserva un incremento dei rifiuti prodotti, ad eccezione della Basilicata (-0,8%) e della Puglia (-0,2%). I maggiori aumenti si registrano in Sardegna (+2%), Calabria e Molise (+1,4%) e Campania (+1,2%).

La produzione più elevata, analogamente ai precedenti anni, si rileva per l’Emilia-Romagna, con 663 chilogrammi per abitante per anno, in aumento di 23 chilogrammi rispetto al 2023. Seguono la Valle d’Aosta con 650 chilogrammi, in crescita di 29 chilogrammi, e la Toscana con 590 chilogrammi, il cui dato risulta in aumento di 4 chilogrammi. Le regioni con un pro capite superiore a quello medio nazionale (508 chilogrammi per abitante) sono complessivamente 10: alle 3 sopra citate si aggiungono Liguria, Umbria, Friuli-Venezia Giulia, Veneto, Piemonte, Marche e Lazio.
I minori valori di produzione pro capite si registrano per la Basilicata (356 chilogrammi per abitante), il Molise (387 chilogrammi) e la Calabria (405 chilogrammi).
Va rilevato che il dato di produzione pro-capite è calcolato in rapporto al numero degli abitanti residenti nel territorio di riferimento e non tiene, pertanto, conto della cosiddetta popolazione fluttuante (legata, ad esempio, ai flussi turistici), che può invece incidere, anche in maniera sostanziale, sul dato di produzione assoluta dei rifiuti urbani e far, pertanto, lievitare il valore di produzione pro capite.

A livello di provincia/città metropolitana il più alto valore di produzione pro capite si riscontra per Reggio Emilia, con 781 chilogrammi per abitante per anno (749 chilogrammi nel 2023). Seguono altre tre province dell’Emilia-Romagna, nell’ordine, Piacenza, Ravenna e Rimini, le prime due con 746 chilogrammi e la terza con 731 chilogrammi. Tra le province con produzione pro capite compresa tra i 600 e i 700 chilogrammi per abitante, rientrano altre tre province dell’Emilia-Romagna (Ferrara, Modena e Parma), tre province toscane (Livorno, Lucca e Grosseto) nonché Aosta, Venezia, Verbania e Savona.
I più bassi valori di produzione pro capite (inferiori a 400 chilogrammi per abitante) si rilevano per diverse province del Sud Italia e per la provincia di Frosinone. In particolare, Potenza ed Enna si collocano al di sotto di 350 chilogrammi.
Nel caso del Molise, entrambe le province, Campobasso e Isernia, si collocano al di sotto della soglia dei 400 chilogrammi per abitante, con valori rispettivamente pari a 397 e 360 chilogrammi.

Su scala comunale, l’insieme delle 14 municipalità con popolazione residente al di sopra di 200 mila abitanti (nel complesso circa il 16% della popolazione italiana) mostra un generale incremento della produzione tra il 2023 e il 2024. Verona e Venezia fanno rilevare aumenti del 13,1% e 6,2%, seguite da Padova e Genova, rispettivamente con un aumento del 4,9% e dell’3,5%. Gli incrementi registrati per i comuni di Messina e Roma sono pari, nell’ordine, al 3% e al 2,6%, a cui seguono quelli di Torino (+2,4%), Bologna (+1,6%) e Palermo (+1,3%). Inferiori all’1% sono le crescite rilevate per Milano e Napoli mentre i comuni di Bari, Catania e Firenze fanno registrare una riduzione del dato di produzione.

Il pro capite medio dei 14 comuni analizzati si attesta a quasi 557 chilogrammi per abitante, superiore di 49 chilogrammi rispetto alla media italiana. Si rileva che nell’ultimo anno la differenza tra il dato medio nazionale e il dato dei comuni di maggiori dimensioni è risultata pressoché stabile a quella registrata nel 2023.

La percentuale di raccolta differenziata, nel 2024, si attesta al 67,7% della produzione nazionale, con una crescita di 1,1 punti percentuali rispetto al 2023 (Figura 2.4). In termini quantitativi, la raccolta differenziata aumenta di 775 mila tonnellate (+3,9%), attestandosi a 20,3 milioni di tonnellate.
Nel Nord, la raccolta complessiva è pari a 10,9 milioni di tonnellate, nel Centro a quasi 4 milioni di tonnellate e nel Sud a poco meno di 5,4 milioni di tonnellate. Tali valori corrispondono a percentuali, calcolate rispetto alla produzione totale dei rifiuti urbani di ciascuna macroarea, pari al 74,2% per le regioni settentrionali, al 63,2% per quelle del Centro e al 60,2% per le regioni del Mezzogiorno.
Analizzando gli andamenti delle percentuali di raccolta nel periodo 2020-2024 si può rilevare che la differenza tra la percentuale media del Nord e quella nazionale si è ridotta di 1,3 punti (lo scostamento era di 7,8 punti nel 2020 ed è di 6,5 punti nel 2024), la differenza tra Nord e Centro si è ridotta di 0,6 punti (da 11,6 a 11), mentre lo scostamento tra il Nord e il Sud si è abbassato di 3,3 punti (da 17,3 a 14). La differenza tra Centro e Sud, infine, si è ridotta di 2,7 punti (da 5,7 a 3) a dimostrazione che le regioni del Mezzogiorno sono quelle che hanno mostrato negli ultimi anni le maggiori crescite della raccolta differenziata.
La raccolta pro capite nazionale è di 344 chilogrammi per abitante per anno (+13 chilogrammi per abitante rispetto al 2023), con valori di 396 chilogrammi nel Nord (18 chilogrammi in più rispetto al 2023), 340 chilogrammi nel Centro (+9 chilogrammi) e 273 chilogrammi nel Sud (+8 chilogrammi).

Su scala regionale, la più alta percentuale di raccolta differenziata è conseguita, dalla regione Emilia-Romagna, con il 78,9%, seguita da Veneto (78,2%), Sardegna (76,6%), Trentino-Alto Adige (75,8%), Lombardia (74,3%) e Friuli-Venezia Giulia (72,7%). Tra queste regioni, l’Emilia-Romagna è quella che fa registrare la maggiore progressione della percentuale di raccolta, con un incremento pari a 1,7 punti rispetto ai valori del 2023

In termini generali, a fronte dell’incremento del 2,3% rilevato nell’ultimo anno di riferimento per la produzione dei rifiuti urbani, l’economia italiana ha fatto registrare, rispetto al 2023, una crescita del Prodotto Interno Lordo e della Spesa per consumi finali sul territorio nazionale, pari, per entrambi gli indicatori socioeconomici, allo 0,7% Superano l’obiettivo del 65%, fissato dalla normativa per il 2012, anche Marche (71,8%), Valle d’Aosta (71,7%), Umbria (69,6%), Piemonte (68,9%), Toscana (68,1%), Basilicata (66,3%) e Abruzzo (65,7%). Il numero di regioni con un tasso di raccolta al di sopra o uguale della media nazionale (67,7%) è pari a 11.
Il Molise e la Puglia si collocano rispettivamente al 61,7% e 60,7%, mentre la Liguria si attesta al 59,6%, la Campania al 58,1%, la Calabria al 57,5%, il Lazio al 56,2% e la Sicilia al 55,5%. Quest’ultima mostra una crescita di 0,3 punti rispetto al 2023, di 4,1 punti rispetto alla percentuale del 2022 (51,5%), di 8 punti rispetto al 2021 e
di 13,2 rispetto al 2020.

Su scala provinciale, i livelli più elevati di raccolta differenziata si rilevano, analogamente ai precedenti anni, per la provincia di Treviso, che nel 2024 si attesta all’89%, seguita da Mantova (87,4%), Belluno (86%) e Pordenone (85,4%). Superiori o prossimi all’80% sono anche i tassi delle province di Reggio Emilia (84,3%), Modena (84%), Forlì-Cesena (83,3%), Trento (82,5%), Rovigo (81,7%), Bergamo (81,4%), Nuoro (80,8%), Oristano (80,7%), Ravenna e Novara (80,6%), Monza e della Brianza (79,9%) e Vicenza (79,8%). Solo per la provincia di Palermo si osserva una percentuale di raccolta differenziata inferiore al 40% (36,9%, con una crescita di 0,2 punti rispetto al 36,7% del 2023).
In termini complessivi, tutte le province/città metropolitane raggiungono percentuali di raccolta differenziata superiore al 30%; quelle con percentuale superiore o uguale al 65% sono 73 (5 in più rispetto al 2023) e quelle con raccolta compresa tra il 60% e il 65% sono pari a 14 (3 in meno del 2023). Le province con percentuale di raccolta tra il 50% e il 60% sono 16 (18 nel 2023). Ne consegue che il 96% delle province (103 province su 107) ha raccolto in modo differenziato almeno la metà dei rifiuti urbani prodotti sul proprio territorio.

Delle 73 province che hanno raggiunto il target del 65%, 40 sono localizzate nel nord Italia (10 delle 12 province della Lombardia, tutte e 7 le province venete, entrambe le province del Trentino-Alto Adige, le 9 province dell’Emilia-Romagna, 3 province del Friuli-Venezia Giulia, 7 su 8 province del Piemonte, 1 provincia della Liguria e la provincia della Valle d’Aosta), 14 nel Centro (tutte e 5 le province delle Marche, 6 in Toscana, le 2 province dell’Umbria, 1 nel Lazio) e 19 nel Sud (le 5 della Sardegna, 5 in Sicilia, 2 in Abruzzo, Campania, Calabria e Puglia, 1 in Basilicata).
Analizzando i dati a livello comunale si rileva che più del 72% dei comuni del campione ha conseguito, nel 2024, una percentuale di raccolta differenziata superiore al 65% (nel 2023, tali comuni rappresentavano poco meno del 71% e, nel 2022, quasi il 69%). Più dei due terzi dei comuni italiani si attestano quindi al di sopra dell’obiettivo di raccolta del 65%.

Nel contempo, la percentuale di comuni con percentuali di raccolta inferiori al 30% continua a diminuire (2,5% nel 2024, 2,9% nel 2023, 3,4% nel 2022). Complessivamente, nell’ultimo anno l’89,7% dei comuni intercetta oltre la metà dei propri rifiuti urbani in modo differenziato (la percentuale era dell’88,3% nel 2023). I maggiori livelli di raccolta differenziata per i comuni con popolazione residente superiore a 200 mila abitanti, si osservano per per Bologna, Padova, Venezia e Milano, con percentuali pari, rispettivamente, al 72,8%, 65,1%, 63,7% e 63,3%. Superano il 55% Firenze e Messina i cui tassi si attestano, rispettivamente, al 60,7% (+5,1 punti percentuali rispetto al 2023) e 58,6% (+3,2 punti percentuali), seguite da Torino e Verona entrambe al 57,4%. Genova, in crescita di 3,7 punti percentuali, si attesta al 49,8%, Roma si colloca al 48% (+1,4 punti), mentre Bari e Napoli superano o si avvicinano al 45%, rispettivamente con il 46% e il 44,4%. Catania e Palermo si attestano alle percentuali più basse, con valori rispettivamente pari al 33,4% e al 17,3%.

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