(Il testo seguente è tratto integralmente dalla nota stampa inviata all’Agenzia Opinione) –
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È la sera del 15 settembre 1993, giorno del suo 56° compleanno. A Palermo, nel quartiere di Brancaccio, davanti al portone di casa in piazzale Anita Garibaldi (oggi via Hazon), poco dopo le 20.45, Don Pino Puglisi viene avvicinato da due killer di Cosa Nostra. Uno di loro gli spara un colpo alla nuca a bruciapelo. Secondo le testimonianze, prima di essere colpito avrebbe sorriso e detto: «Me l’aspettavo».
Paolo Mieli e il professor Alberto Melloni lo raccontano a “Passato e Presente”, in onda sabato 14 marzo alle 20.30 su Rai Storia in occasione della Giornata della Memoria e dell’impegno in ricordo delle vittime innocenti delle mafie.
Nel settembre del 1990, l’arcivescovo di Palermo Salvatore Pappalardo lo aveva nominato parroco della piccola chiesa di San Gaetano a Brancaccio, quartiere periferico di Palermo. Qualcuno aveva storto la bocca perché don Pino, che si è occupato soprattutto di pastorale giovanile, non sembra avere il profilo giusto per operare in una zona ad alta densità mafiosa. E invece gli bastano tre anni per sconvolgere la vita del quartiere e dell’intera città. Poi, proprio per il suo impegno, la mafia decide di fermarlo, e per la prima volta Cosa nostra colpisce un uomo di chiesa.
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