(Il testo seguente è tratto integralmente dalla nota stampa inviata all’Agenzia Opinione) –
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Una farfalla. Questo, per il pittore Salvatore Fiume è la sua Favignana, l’isola maggiore delle Egadi: due ali pianeggianti separate dal colle di Santa Caterina, il punto più alto a trecento metri.
Due ali di roccia solcate dai venti. Lo dice già il nome: Favignana, come il Favonio, l’antico vento di ponente. Qui maestrale, tramontana, scirocco scandiscono il tempo, guidano chi approda e chi salpa. E chi decide di restare.
L’isola e i suoi abitanti sono al centro di «Favignana, l’isola con le ali», il documentario di Vincenzo Saccone, in onda mercoledì 10 giugno alle 23.25 su Rai 5 per “Di là dal fiume e tra gli alberi”. Un viaggio dentro un luogo in cui la natura, le sue leggi e le sue forme di vita chiedono a chi la abita di stare alle sue leggi.
C’è il tonno, che ha fatto dell’isola la “regina delle tonnare”. Nel 1874 i Florio trasformano Favignana in una grande industria mediterranea e la mattanza diventa un rito. Identità. Le sirene chiamano gli operai, i canti corali accompagnano la mattanza, i tonnaroti seguono il Rais, il capo pesca. L’ultimo di loro, Gioacchino Cataldo, è stato inserito dall’Unesco tra i patrimoni culturali dell’umanità per aver custodito per secoli un rito antico, fatto di sangue e preghiere.
Poi c’è la pietra. La calcarenite favignanese, estratta per generazioni, tagliata a blocchi ed esportata in Sicilia e nel Nord Africa. Ne rimane oggi un paesaggio inciso dalla fatica, geometrico, scavato a mano dai “pirriaturi”. I maestri di un’arte dura, fatta di precisione, sudore e orgoglio.
Ma Favignana non è solo leggenda. Non è solo nel suo passato. È un’isola che continua a cambiare senza smettere di somigliare a sé stessa: oggi molti di quei vuoti di roccia sono diventati giardini. Come Villa Margherita, il Giardino dell’impossibile: un labirinto ipogeo nato dalla scelta visionaria di Maria Gabriella Campo, che quarant’anni fa decise di bonificare le cave di famiglia e piantarvi talee, contro il parere di tutti. Dove sembrava non potesse crescere nulla, oggi crescono centinaia di specie vegetali che continuano a far vivere Favignana. Un’isola, nelle parole del giardiniere Alessandro, «disegnata dal vento, dalla pioggia, dalla salsedine, dalle intemperie. Così siamo noi. Così sono io. Un isolano».
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