(Il testo seguente è tratto integralmente dalla nota stampa inviata all’Agenzia Opinione) –
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Mario Tozzi torna con undici nuovi appuntamenti di “Sapiens Files” da sabato 27 giugno, alle 20.30 su Rai 3.
Nella prima puntata si parlerà de “La febbre dell’oro”: i Sapiens, infatti, estraggono e consumano legno, pietra, ferro, sale, carbone, petrolio e anche oro, risorse dalla notte dei tempi.
Qual è l’impatto sull’ambiente generato dalla corsa all’oro?
In che misura questo metallo è diventato la misura e il valore di tutte le altre risorse?
Come è arrivato l’oro sulla Terra?
Con l’aiuto di documentari straordinari e l’esplorazione di luoghi che hanno ancora molto da raccontare, Mario Tozzi promette di appassionare un pubblico sempre più attento e desideroso di capire fenomeni complessi, per riflettere, scoprire e meravigliarsi.
Si partirà da Firenze che da sempre ha con l’oro un rapporto privilegiato, per visitare uno dei luoghi più suggestivi della città, il Ponte Vecchio, che ospita ancora oggi decine di botteghe orafe e gioiellerie.
Fu Ferdinando I de’ Medici a decidere nel 1594 che sul ponte sorgessero le botteghe orafe al posto di maleodoranti conciatori e macellai.
Si passerà poi per Piazza della Signoria, un tempo sede della prima Zecca e dove le acque del torrente Scheraggio, oggi interrato, azionavano i magli per punzonare il conio.
Si prosegue con una visita al Museo Archeologico Nazionale per osservare da vicino reperti dell’arte etrusca ed egizia: per gli Etruschi l’oro significava portare nell’aldilà lo status della vita terrena, per gli Egizi invece, questo materiale prezioso era il corredo sacro nel percorso verso l’aldilà.
Il rapporto tra Firenze e l’oro comincia nel 1252 quando il comune inizia a coniare il fiorino, una delle più importanti valute nelle transazioni internazionali nel periodo medievale, accettato in tutto il mondo: è il dollaro del Medioevo.
Il fiorino viene soppiantato dal ducato veneziano alla fine del Trecento e smette di esistere nel 1532.
Quello stesso anno il conquistatore spagnolo Pizarro arriva in Perù e scopre l’oro degli Inca.
Tonnellate di questo metallo affluiscono a Firenze dove i Medici, che si consideravano eredi degli Etruschi nell’abilità orafa, incaricano lo scultore Benvenuto Cellini di realizzare il nuovo “scudo”.
L’oro è arrivato sulla Terra miliardi di anni fa, contenuto nelle meteoriti provenienti dallo spazio e da quando è stato scoperto, circa 6000 anni fa, i Sapiens ne hanno estratte 220 mila tonnellate.
Due terzi dell’oro prodotto fino a oggi è stato estratto a partire dal 1950.
A questi ritmi fra 30 anni sarà finito ma l’uomo non smette di cercarlo, a profondità sempre maggiori, con un impatto sull’ambiente che desta preoccupazioni.
Oggi i Sapiens cercano l’oro nelle miniere sotterranee e a cielo aperto.
Lo estraggono in tutti i continenti tranne l’Antartide.
Ma non tutto l’oro si estrae dalla terra.
Una quantità crescente viene recuperata dai rifiuti elettronici: una tonnellata di telefoni cellulari contiene più oro di una tonnellata di minerale estratto.
Ma non basta mai: la domanda è in continua crescita e quando si trova, per separarlo dalla roccia in cui è contenuto si usa il mercurio, una sostanza tossica se mal conservata, che avvelena i minatori, i fiumi e la catena alimentare.
È ancora vivo nella memoria l’incidente in Romania del 2000 quando una vasca di contenimento di fanghi tossici cedette e il contenuto si riversò nei fiumi avvelenando i pesci in un raggio vastissimo.
“Sapiens Files” è anche online su RaiPlay.it.
La regia è Alberto Polimanti.
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