(Il testo seguente è tratto integralmente dalla nota stampa inviata all’Agenzia Opinione) –
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Seicentomila: tanti sono i soldati italiani fatti prigionieri durante la Prima guerra mondiale e portati nei campi di prigionia di Austria e Germania.
La loro è una vera e propria Odissea. Le condizioni della detenzione sono durissime, al punto che centomila di loro moriranno di malattie, di fame e di stenti.
Paolo Mieli e il professor Alessandro Barbero ne parlano a “Passato e Presente”, in onda mercoledì 17 dicembre alle 13.15 su Rai 3 e alle 20.30 su Rai Storia.
L’Austria e la Germania, strette nella morsa del blocco navale imposto dai paesi dell’Intesa, non riescono a sfamare i loro cittadini e i loro soldati, tantomeno le centinaia di migliaia di prigionieri che affollano i loro lager.
Così chiedono ai paesi dell’Intesa di provvedere al loro sostentamento inviando aiuti alimentari. Francia e Inghilterra accettano, l’Italia no.
Il governo italiano e il Comando supremo dell’esercito, in primo luogo il generale Cadorna, sono convinti infatti che molti soldati italiani abbiano disertato o si siano arresi al nemico senza combattere, specie a Caporetto.
La decisione di non inviare aiuti serve a punire i prigionieri, ma anche a dissuadere i soldati ancora in guerra dall’assumere lo stesso comportamento.
Per quei prigionieri che sopravviveranno e torneranno in patria il rientro sarà molto difficile. In molti casi verranno accolti come dei traditori.
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