(Il testo seguente è tratto integralmente dalla nota stampa inviata all’Agenzia Opinione) –
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In collaborazione con il Lab 80 Film e con Enece Film, “Fuori Orario cose (mai) viste”, l’appuntamento notturno con il cinema d’autore di Rai Cultura, dedica un omaggio a Luca Ferri, articolato in tre notti su Rai3, il 30 (dalle 2.10) e 31 maggio e il 7 giugno (dalle 2.50), in cui saranno presentati in prima visione tv dieci film del regista, realizzati tra il 2011 e il 2025.
Nato a Bergamo nel 1976, Luca Ferri si occupa di immagini e parole. Autodidatta, dal 2011 si dedica alla scrittura, alla fotografia e alla regia di film presentati in festival nazionali e internazionali. Un cineasta “a parte”, non per scelta snobistica ma per straordinaria costanza e coerenza, apparentemente estremo e misterioso, radicalmente e lucidamente feroce e “inattuale”, ai margini del cosiddetto contemporaneo ma rifiutando parimenti anche la postura ormai del tutto scontata e convenzionale di cineasta sperimentale o indipendente.
La sua formazione gli ha conferito una totale libertà di pensiero. Gli interessi molteplici, tra architettura, musica, scrittura, arti figurative, teatro di marionette, teatro dell’assurdo, confluiscono e si rilanciano nella sua pratica cinematografica. Considerandosi uomo del Novecento che vive l’irreversibile catastrofe del presente, rivendica la propria lucida inattualità (non come posa eccentrica ma come costituzione spirituale), il terreno fertile dell’isolamento in provincia come possibilità di approfondimento e produttiva distanza.
Nel suo fare cinema si ritrovano le tracce della patafisica e delle avanguardie storiche, il tragico che muta in comico, la memoria e la passione per gli antichi maestri, da Thomas Bernhard a Robert Walser, da Morandi a Sironi ai compositori e agli architetti del Novecento, da Tretti a Tati a Monteiro. Di quest’ultimo adotta il motto “rigore e fantasia”, grazie al quale la bellezza e l’epifania si manifestano attraverso una forte struttura a gabbia (nei suoi limiti spaziali e temporali) che non lascia scampo. Uno scenario di rovine che diventa paesaggio metafisico.
Fin da “Magof”, ha filmato definitivamente come nessun altro la ferita e la devastazione della pianura padana come luogo dell’assurdo. Ma è anche con altre opere degli inizi, come “Abacuc” (il film che lo ha fatto conoscere internazionalmente), “Ecce Ubu”, “Curzio e Marzio”, che si è rivelato come cineasta memore delle avanguardie del novecento, da Jarry ai dadaisti ai surrealisti, evolvendo in seguito nella splendida “trilogia dell’appartamento” (“Dulcinea”, “Pierino”, “La casa dell’amore”), dove la rigorosa struttura formale serve non solo come contenitore astratto ma anche come rivelatore di personaggi straordinari, come sarà anche nel caso del Divino Otelma in “Vita terrena di Amleto Belelli”. In lavori come “Ab ovo”, “Mille cipressi” e “Il damo” ha realizzato epifanie visive di rara bellezza. Un cinema in realtà non solitario, ma realizzato con l’apporto creativo di complici come Claudio Bacis, Dario Agazzi, Pietro De Tilla, Andrea Zanoli, Andrea Miele.
Il programma comprende anche una conversazione col regista realizzata appositamente per “Fuori Orario” da Roberto Turigliatto con la collaborazione di Andrea Zanoli e del Lab 80 Film. “Fuori Orario cose (mai) viste” è anche online su RaiPlay.it.
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