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SAT ROVERETO (TN) * “DA DOVE RIPARTIRE?”: «SALA CARITRO GREMITA PER L’INCONTRO SAT ROVERETO SU MONTAGNA E IDENTITÀ ALPINA

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19.50 - lunedì 23 febbraio 2026

Sala Caritro gremita per “Da dove ripartire?” Montagna non come sfondo, ma come identità viva: grande partecipazione all’incontro promosso da SAT Rovereto.. Sala conferenze della Fondazione Caritro completamente esaurita, con persone rimaste in piedi, per l’incontro pubblico “Da dove ripartire?” Quando le montagne non sono solo uno sfondo”, promosso venerdì 20 febbraio dalla SAT Rovereto.

Una serata intensa e partecipata che ha messo in dialogo tre autori – Caterina Manfrini, Mario Raoss e Walter Nicoletti – in un confronto originale per forma e contenuti, capace di unire romanzo, saggio storico-antropologico e riflessione contemporanea sul futuro delle Alpi.
Grazie alla conduzione attenta e coinvolgente di Walter Nicoletti, la sala ha partecipato attivamente con numerose domande e interventi, trasformando l’incontro in un vero laboratorio di idee sul rapporto tra Rovereto, le valli del Leno e la media montagna del basso Trentino.

 

La montagna come relazione e capitale sociale

Il dialogo è partito dai rispettivi libri dei tre autori per convergere su un punto condiviso: la necessità di valorizzare la media montagna, in particolare quella delle valli del Leno, non come periferia ma come spazio centrale di identità e futuro.
Walter Nicoletti ha posto l’accento sull’importanza di lavorare sul “capitale sociale” delle comunità alpine: qualità delle relazioni, cura dei “giacimenti di biodiversità”, costruzione di filiere tra operatori e territori. Fondamentale, secondo Nicoletti, è anche riappropriarsi della narrazione della montagna:
“La montagna deve tornare ad essere raccontata da chi la vive, non lasciata a chi la guarda solo da fuori.”
Un passaggio che ha trovato ampia condivisione nel pubblico.
Nomi, dialetto e memoria: l’identità che resiste

Caterina Manfrini e Mario Raoss hanno riportato l’attenzione sul valore culturale dei nomi e della lingua.
Manfrini, nel suo romanzo ambientato in Terragnolo alla fine della Grande Guerra, ha restituito la montagna come protagonista viva, fatta di luoghi, relazioni, silenzi e dialetto – un elemento che, come emerso nel dialogo, “vale più di qualsiasi linguaggio simbolico” perché custodisce identità e appartenenza.

Raoss, presentando il suo imponente lavoro sui soprannomi della Vallarsa, ha ricordato come il soprannome “entri nella sostanza della persona”, raccontando storie di famiglie e comunità. Un’opera di censimento che ha raccolto oltre 500 soprannomi, di cui 85 derivanti da mestieri e più di 40 legati ad attrezzi d’uso, segno di un’identità profondamente intrecciata con il lavoro e la vita quotidiana della montagna.
Entrambi gli autori hanno sottolineato l’urgenza di non perdere la memoria dei nomi dei luoghi e delle persone e di creare condizioni affinché i giovani che desiderano tornare a vivere in montagna possano trovare opportunità concrete.
Rovereto Città Alpina e l’Alta Via

A chiudere la serata è stato il presidente della SAT Rovereto, Valentino Trainotti, che ha rilanciato il significato del titolo “Da dove ripartire?”.
Ripartire – ha sottolineato – significa tornare a costruire una relazione consapevole tra città e montagne, riconoscendo che “non si può amare un territorio che non si conosce e non si può difendere un territorio che non si ama”.
In questo contesto è stata presentata la piattaforma “Rovereto Città Alpina”, un percorso culturale prima ancora che turistico, volto a rafforzare il legame tra Rovereto e le sue valli.

All’interno di questa visione si colloca il progetto dell’Alta Via, un anello escursionistico, di più giorni, che collega città, valli del Leno e altopiani, pensato come “infrastruttura culturale” oltre che sentieri: un invito, soprattutto alle nuove generazioni, a riscoprire la montagna vicina prima di inseguire quella lontana.

La serata si è chiusa con un messaggio chiaro:
“Le montagne non hanno bisogno di noi per restare”.
“noi abbiamo bisogno delle montagne per non perdere il senso della misura, della memoria e del futuro.”
Un messaggio chiaramente condiviso da tutti i presenti in sala, che conferma come il tema dell’identità alpina sia oggi più attuale che mai.

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