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REGIONE VENETO* : «BOND: “ACCANIMENTO BUROCRATICO CHE CONDANNA LA MONTAGNA A MUSEO IMMOBILE. NON SI COSTRUISCE SICUREZZA, SI CREA ABBANDONO”»

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11.45 - lunedì 1 giugno 2026

(Il testo seguente è tratto integralmente dalla nota stampa inviata all’Agenzia Opinione) –
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“I sindaci, bellunesi ma non solo, hanno ragione: le nuove cartografie del Piano di gestione del rischio alluvioni, così come sono state predisposte dall’Autorità di Bacino Distrettuale delle Alpi Orientali, rischiano di bloccare lo sviluppo delle terre alte, paralizzare gli investimenti e compromettere il futuro stesso delle comunità montane”. Lo afferma l’assessore regionale alla Montagna Dario Bond, intervenendo sul dibattito aperto dalle nuove perimetrazioni del PGRA che stanno suscitando fortissime preoccupazioni in decine di Comuni della provincia di Belluno e in tutto il Veneto.

“Nessuno mette in discussione la necessità di garantire la sicurezza idraulica e la tutela del territorio. Ma la sicurezza non può essere interpretata esclusivamente come un insieme di vincoli e divieti. La vera sicurezza comprende anche la tenuta sociale, economica e demografica delle comunità. Se una montagna viene svuotata dei suoi residenti, se si impedisce alle famiglie di ristrutturare le proprie abitazioni, alle imprese di investire e ai Comuni di programmare opere strategiche, allora non stiamo costruendo sicurezza: stiamo creando abbandono”.

Secondo Bond, il problema non riguarda soltanto Belluno ma l’intero Veneto: “Oggi assistiamo alla sovrapposizione di strumenti autorizzativi e vincoli sempre più stringenti. Esistono già procedure rigorose come Via, Vinca e Vas che garantiscono la tutela ambientale e la corretta valutazione degli interventi sul territorio. Ora si aggiunge un sistema di classificazioni che, in molti casi, produce effetti sproporzionati rispetto alle reali condizioni dei luoghi, andando a incidere su aree urbanizzate, terreni privati e proprietà comunali che da decenni convivono senza particolari criticità con il contesto idraulico”.

L’assessore evidenzia inoltre come molti amministratori locali abbiano segnalato l’assenza di un adeguato confronto preventivo e la difficoltà di accedere ai modelli e ai dati utilizzati per elaborare le nuove mappe: “Quando decine di sindaci, amministratori e tecnici sollevano gli stessi dubbi, addirittura promuovendo ricorsi contro il nuovo Piano, non si può liquidare la questione come una semplice resistenza al cambiamento. Come assessore regionale avrei auspicato dall’Autorità maggior trasparenza e confronto col territorio: gli eventuali errori o le inevitabili approssimazioni dei modelli non possono essere scaricati sui cittadini, sulle imprese e sugli enti locali, che poi dovranno sostenere costi enormi per dimostrare situazioni diverse da quelle rappresentate sulla carta”.

Bond contesta anche l’impostazione metodologica che considera esclusivamente il principio di massima precauzione: “La sostenibilità non è soltanto ambientale. Esistono anche una sostenibilità sociale ed economica che devono essere tenute insieme. Ignorare questi fattori significa adottare un approccio incompleto e, sotto molti aspetti, antiscientifico. Non si può valutare il rischio senza considerare gli effetti che determinate decisioni producono sulla vita reale delle persone e sulla permanenza delle comunità nei territori montani”.

L’assessore annuncia la convocazione di un incontro con i sindaci bellunesi e con i rappresentanti istituzionali coinvolti: “Nei prossimi giorni sentirò i Comuni per costruire una posizione condivisa e sostenere il lavoro già avviato dal Consorzio Bim e dalle amministrazioni locali. L’obiettivo è arrivare entro il termine del 31 agosto a una soluzione ragionevole che consenta di conciliare sicurezza e sviluppo. Non possiamo permettere che vengano bloccate opere fondamentali per le terre alte, per la mobilità, per il recupero del patrimonio edilizio esistente e per la competitività del sistema economico veneto”.

Infine l’appello al Governo: “Mi rivolgo direttamente al Ministro dell’Ambiente Pichetto Fratin, affinchè venga aperto immediatamente un tavolo di confronto con la Regione Veneto e con i territori interessati. La montagna non può essere trattata come un museo immobile. Servono regole equilibrate, fondate su dati verificabili e sulla conoscenza concreta dei territori. Diversamente rischiamo un vero e proprio accanimento burocratico che condannerà le aree montane allo spopolamento e all’abbandono”.

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