Di Luca Franceschi
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Rifondazione Comunista torna a criticare duramente il Presidente del Senato Ignazio Benito La Russa, accusandolo di aver omesso nella sua commemorazione delle Fosse Ardeatine un elemento storico fondamentale: la corresponsabilità dei fascisti italiani nel massacro. Secondo il segretario nazionale Maurizio Acerbo e la responsabile nazionale Antifascismo Rita Scapinelli, questa dimenticanza rappresenta un’offesa alla memoria storica di quanto accadde.
L’eccidio in cui persero la vita 335 antifascisti non può essere descritto come un crimine esclusivamente nazista, sostengono gli esponenti della Rifondazione. I fascisti furono infatti attivamente coinvolti nella strage, così come lo sono stati in tutti gli altri crimini perpetrati insieme all’occupante tedesco durante il periodo dell’occupazione. Acerbo e Scapinelli rilevano inoltre un’incongruenza politica: persino Tajani ha avuto la capacità di definire l’eccidio come un crimine nazifascista, mentre chi continua a conservare in bella vista il busto di Mussolini evidentemente non riesce a fare altrettanto.
In questo contesto, Rifondazione Comunista rinnova la richiesta già formulata in precedenza: le dimissioni di La Russa dalla carica di Presidente del Senato. Secondo il partito, una persona che si identifica con l’ideologia fascista non dovrebbe ricoprire la seconda carica dello Stato italiano. Acerbo e Scapinelli ricordano che nel 2023 hanno promosso una raccolta di firme online che ha raggiunto più di 111.000 adesioni, proprio per sollecitare le dimissioni del Presidente del Senato in relazione alle sue precedenti dichiarazioni contro i partigiani in merito alle Fosse Ardeatine.
Gli esponenti di Rifondazione Comunista concludono il comunicato richiamando il significato del recente voto referendario: l’Italia antifascista ha dato un chiaro segnale attraverso la vittoria del NO in difesa della Costituzione, un documento scritto da coloro che si sono battuti affinché non ci fossero più stragi come quella delle Fosse Ardeatine.
