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PRC – PARTITO RIFONDAZIONE COMUNISTA: «PATTO EUROPEO SULLA MIGRAZIONE: LA SANITÀ PUBBLICA TRASFORMATA IN UNO STRUMENTO DELLA FORTEZZA EUROPA»

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09.45 - lunedì 27 luglio 2026

Di Luca Franceschi
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Il Decreto-Legge n. 100 del 2026 rappresenta il primo passo dell’Italia verso l’attuazione del nuovo Patto europeo sulla migrazione e l’asilo, approvato nel 2024 dalle principali forze politiche che sostengono l’attuale assetto dell’Unione Europea. Sebbene il linguaggio ufficiale parli di “procedure di screening”, “gestione ordinata dei flussi” e “controlli preliminari”, dietro questa terminologia apparentemente neutrale si cela un cambiamento strutturale di grande rilevanza: la progressiva trasformazione dei servizi pubblici in strumenti delle politiche di controllo delle frontiere.

Il Regolamento europeo 2024/1356 stabilisce che le persone migranti siano sottoposte, fin dal loro ingresso nelle procedure previste dal nuovo Patto, a controlli sanitari, valutazioni di vulnerabilità, identificazione, raccolta di dati biometrici e verifiche di sicurezza. Tutto ciò accade ancora prima che venga affrontata la loro domanda di protezione internazionale.

La conseguenza diretta è una trasformazione dell’ambito sanitario. Il diritto alla salute viene progressivamente inglobato dentro una logica securitaria nella quale la visita medica non serve soltanto a garantire cure, ma diventa parte integrante di un procedimento amministrativo destinato a decidere il percorso della persona migrante all’interno del sistema europeo di asilo o di rimpatrio.

Gli effetti concreti di questo nuovo assetto sono già visibili sul territorio nazionale. Con la Delibera n. 841 del 6 luglio scorso, la Regione Toscana ha organizzato l’attuazione di queste disposizioni prevedendo che i controlli preliminari di salute e di vulnerabilità siano effettuati dal Servizio Sanitario Regionale e che il loro esito venga comunicato all’Autorità di Pubblica Sicurezza. La Toscana non rappresenta un’eccezione, ma è semplicemente una delle prime Regioni a tradurre in pratica il nuovo impianto europeo, assumendo così un forte valore politico.

La Giunta regionale non si limita a dare attuazione a obblighi derivanti dalla normativa nazionale ed europea. Lo fa inoltre senza esprimere alcuna critica rispetto a un impianto che numerose organizzazioni per i diritti umani hanno contestato poiché rafforza la detenzione amministrativa, accelera le procedure di frontiera e subordina sempre più il diritto d’asilo alle esigenze di controllo delle frontiere. Anziché rivendicare che il Servizio Sanitario Nazionale debba restare uno spazio esclusivamente dedicato alla tutela della salute, la Regione accetta che esso venga progressivamente inserito nell’architettura amministrativa della Fortezza Europa.

Questa scelta rappresenta un’operazione profondamente problematica. La salute non può essere trasformata in uno strumento delle politiche migratorie. Il medico non può essere ricondotto al ruolo di ingranaggio di un sistema di selezione amministrativa. La vulnerabilità delle persone non può essere valutata principalmente per stabilire quale procedura applicare, ma deve invece costituire il presupposto per garantire maggiori diritti e una protezione effettiva. Vi è l’auspicio che l’Ordine dei Medici si rifiuti di prestarsi a tale utilizzo della professione sanitaria.

Il nuovo Patto europeo rappresenta l’ennesima risposta securitaria a un fenomeno che avrebbe invece bisogno di politiche radicalmente diverse. Le migrazioni non si fermano militarizzando le frontiere o moltiplicando le procedure amministrative. Si affrontano mettendo fine alle guerre, al commercio delle armi, allo sfruttamento economico, al neocolonialismo, alle devastazioni ambientali e alle disuguaglianze che costringono milioni di persone a lasciare il proprio Paese.

Per Rifondazione Comunista la risposta non può essere quella della Fortezza Europa, condivisa oggi dalle principali famiglie politiche europee e applicata con convinzione dal Governo italiano. La battaglia continuerà a favore di un modello fondato sul diritto d’asilo, sulla libertà di movimento, sulla cooperazione internazionale e sull’universalità dei diritti umani.

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