Di Luca Franceschi
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Il governo Meloni torna a proposorre l’energia nucleare, dimostrando di ignorare completamente la volontà popolare espressa chiaramente in due diversi referendum. Nel 1987 e nel 2011, i cittadini italiani si sono pronunciati con un NO ampiamente partecipato, al termine di dibattiti approfonditi e di straordinari momenti di confronto informato a cui hanno aderito centinaia di migliaia di persone, con un contributo decisivo apportato dalla comunità scientifica.
L’atteggiamento del governo rivela una chiara mancanza di rispetto verso quelle decisioni democratiche. Si intende imporre una tecnologia che da tempo non evolve, priva di reali prospettive se non di costi crescenti e pericoli concreti. Eppure, non si è ancora trovata nemmeno una soluzione adeguata per le scorie nucleari già esistenti nei giacigli nazionali. I piccoli reattori, proposti come alternativa, rappresentano un’opzione che oggi semplicemente non esiste sul mercato.
I veri problemi della politica energetica italiana risiedono altrove. Il Paese ha sussidiato in modo vergognoso fonti energetiche assimilate alle rinnovabili attraverso il controverso meccanismo del Cip 6. L’Italia dipende totalmente dalla speculazione finanziaria, avendo moltiplicato senza limiti i contratti spot a breve durata, altamente vulnerabili a manipolazioni di mercato. Si subisce passivamente le dinamiche di guerra e le relative speculazioni che ne derivano, mentre gli investimenti si orientano verso il riarmo anziché verso il risparmio energetico, l’efficienza e le fonti rinnovabili. Una politica energetica adeguata richiederebbe infatti politiche industriali, urbane, di trasporto e sociali che attualmente sono assenti.
Per il governo risulta più conveniente rispolverare il vecchio nucleare, proprio come accade con il progetto del ponte sullo Stretto: strutture che pagano immediatamente coloro che ne trarranno profitti senza realizzarle. Nel frattempo, i prezzi delle pompe di benzina e le bollette energetiche continuano a salire inarrestabilmente, alimentati dalla guerra e dalla speculazione che la accompagna. L’opposizione al nucleare, tanto in ambito civile quanto militare, rimane ferma in campo. Sarà un no per la terza volta.
Maurizio Acerbo, segretario nazionale del Partito della Rifondazione Comunista – Sinistra Europea
