Di Luca Franceschi
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Alessandro Zan, responsabile diritti nella segreteria del Partito Democratico ed eurodeputato, denuncia il peggioramento della posizione italiana nella classifica internazionale dei diritti delle persone LGBTQIA+. Secondo la Rainbow Map di Ilga-Europe, il principale rapporto europeo sui diritti LGBTQIA+ riconosciuto a livello internazionale, l’Italia si posiziona al 36esimo posto su 49 Stati considerati, collocandosi sotto la Slovacchia e poco sopra l’Ungheria e la Polonia.
Zan sottolinea come sia particolarmente grave che un Paese fondatore dell’Unione Europea presenti un punteggio significativamente inferiore rispetto alla media continentale. Il nostro Paese raggiunge infatti il 24,11% su una media europea del 52,10%, risultando ben al di sotto della metà della performance media del continente.
Secondo l’eurodeputato democratico, questo arretramento è il risultato diretto di scelte politiche specifiche attuate dal governo Meloni. Tra queste individua gli attacchi alle famiglie omogenitoriali, le campagne sulla questione gender che definisce “famigerate”, l’assenza di una legislazione contro i crimini d’odio e il contemporaneo aumento di episodi di violenza e discriminazione nei confronti delle persone LGBTQIA+.
In contrasto con la situazione italiana, Zan evidenzia come la Spagna si colloca al primo posto in Europa nella tutela dei diritti delle persone LGBTQIA+. L’esponente del Pd ribadisce che i diritti non subiscono arretramenti spontaneamente, ma regrediscono solamente quando chi governa attua politiche che li colpiscono direttamente. Con una dichiarazione finale dal tono critico, allude al fatto che anche il governo italiano potrebbe seguire la sorte di quello ungherese di Viktor Orbán, che ha subito una sconfitta.
