Di Luca Franceschi
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Marina Sereni, responsabile nazionale sanità del Partito Democratico, ha espresso un giudizio severo e critico sulla gestione della sanità nei primi anni della legislatura attuale. Intervenendo all’evento “Salute: persone, territori, diritti” organizzato dal Pd Lazio, la dirigente dem ha illustrato i principali problemi riscontrati in questo periodo.
Secondo Sereni, la principale criticità riguarda la mancanza della svolta tanto auspicata negli investimenti per la sanità pubblica. La spesa sanitaria pubblica rimane ferma al 6,4% del Pil, ben al di sotto della media europea che si attesta al 7,5%. Inoltre, non sono state realizzate le riforme strutturali di cui il Servizio Sanitario Nazionale avrebbe effettivamente bisogno.
Attualmente il Parlamento sta discutendo due deleghe che Sereni definisce molto vaghe, riguardanti le professioni sanitarie e il testo unico del farmaco, su cui il Pd sta presentando proposte emendative. Una terza delega, relativa all’assistenza ospedaliera e territoriale, viene giudicata molto negativamente dalla delegazione democratica, che ne chiede il ritiro anche considerando la posizione contraria e unanime espressa dalle Regioni.
Un capitolo particolare riguarda il tentativo del Ministro Schillaci di modificare la medicina generale. Sereni lo definisce un “clamoroso fallimento”, sottolineando che l’iniziativa è stata condotta senza coinvolgere i professionisti interessati e senza verificare preventivamente il consenso della maggioranza di governo. Secondo la responsabile dem, il Ministro sembra aver compreso solo adesso l’importanza di far funzionare adeguatamente le nuove Case della Comunità.
Sereni ribadisce un principio fondamentale: le riforme sanitarie devono essere realizzate insieme agli operatori e alle operatrici, non contro di loro. Il Governo è chiamato a dichiarare chiaramente quali azioni intraprenderà per costruire, insieme a tutte le professioni sanitarie e sociosanitarie, le condizioni necessarie affinché le Case della Comunità e la nuova rete di medicina di prossimità funzionino al meglio.
Come consiglio al Ministro, Sereni suggerisce di prendere esempio da esperienze regionali già consolidate, in particolare dalla Toscana e dall’Emilia Romagna, dove le Case della Comunità sono già operative e funzionano con la partecipazione attiva di tutte le figure professionali necessarie.
