(Il testo seguente è tratto integralmente dalla nota stampa inviata all’Agenzia Opinione) –
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“Come volevasi dimostrare. Per fortuna c’è ancora un giudice a Berlino. Il Tribunale di Roma ha annullato la sanzione inflitta dal Garante per la protezione dei dati personali alla Rai per il lavoro di Report, ristabilendo un principio fondamentale: il diritto di cronaca e l’interesse pubblico prevalgono.
Al centro della vicenda c’era la diffusione dell’audio tra l’allora ministro Gennaro Sangiuliano e la moglie, un contenuto che riguardava l’esercizio di una funzione pubblica e che presentava un evidente interesse pubblico, come oggi ha riconosciuto il Tribunale. Non gossip, non voyeurismo: informazione rilevante per i cittadini.
Quella sanzione era sbagliata nel merito e gravemente compromessa sul piano dell’imparzialità. Il problema non era il giornalismo, ma il comportamento del Garante. In particolare del commissario Agostino Ghiglia, che alla vigilia del provvedimento si è recato nella sede di Fratelli d’Italia in via della Scrofa, incontrando i dirigenti del partito guidato da Arianna Meloni. Un fatto che rende evidente la natura politica di quella sanzione.
Non è un caso che un altro commissario del Garante, Guido Sforza, si sia dimesso: è il segno di un’Autorità entrata in una crisi profonda di credibilità. A questo punto la domanda è inevitabile: non è forse il caso che tornino tutti a casa? Il Tribunale ha fatto il suo dovere. Ora tocca ai commissari dell’Autority uscire di scena”.
Così in una nota Sandro Ruotolo, responsabile Informazione nella segreteria nazionale del PD ed europarlamentare.
