Di Luca Franceschi
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“Insieme per la salute. Al fianco della scienza” rappresenta il messaggio centrale della Giornata mondiale della salute 2026, un invito rivolto a tutti a riporre fiducia nella ricerca scientifica, a sostenerla concretamente e a riconoscerne il valore in maniera costante e consapevole.
A distanza di 78 anni dalla sua istituzione nel 1948, durante la prima Assemblea dell’Organizzazione mondiale della sanità, il significato di questa Giornata appare oggi particolarmente fragile e minacciato. Meno di due mesi fa, gli Stati Uniti hanno annunciato il loro ritiro dall’Oms, infliggendo un colpo significativo alla cooperazione sanitaria globale. Tale decisione si accompagna al diffondersi di una cultura antiscientifica che risulta particolarmente insidiosa perché trova spesso sostegno tra chi riveste responsabilità di governo ed è diffusa attraverso forme di disinformazione altrettanto pericolose di una malattia vera e propria.
L’Italia non rimane estranea a questa problematica. Appena un anno fa, il governo italiano ha scelto di astenersi nel voto sull’Accordo Pandemico Globale dell’Oms, un’astensione che testimonia una certa reticenza rispetto ai meccanismi di cooperazione internazionale in materia sanitaria.
Le principali sfide che caratterizzano il panorama sanitario contemporaneo, quali i cambiamenti demografici e climatici, il rischio di nuove pandemie e la necessità di garantire accesso equo alle cure, richiederebbero invece il massimo livello di coesione e cooperazione internazionale. Sarebbe necessaria una condivisione sistematica dei dati a tutti i livelli, lo sviluppo di una cultura della salute fondata su evidenze scientifiche solide e il consolidamento dell’approccio One Health, ossia quella consapevolezza che tutto è interconnesso e che la salute umana non può essere separata da quella degli animali, dall’integrità dell’ambiente e dalla salute complessiva del pianeta.
