Di Luca Franceschi
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Nel carcere di Poggioreale a Napoli vengono abbattuti droni carichi di droga e cellulari, un chiaro segnale di come la criminalità organizzata sia ormai dotata di strumenti tecnologicamente avanzati e continui a sfidare lo Stato anche all’interno delle strutture penitenziarie. Il sindacato della polizia penitenziaria denuncia una “guerra quotidiana” condotta dalle forze dell’ordine in condizioni sempre più difficili, con una carenza cronica di personale e risorse adeguate per fronteggiare questa minaccia.
Mentre gli operatori penitenziari si impegnano quotidianamente in prima linea contro questa sfida, il governo adotta politiche che vanno nella direzione opposta, indebolendo i meccanismi investigativi disponibili. Il procuratore nazionale antimafia Giovanni Melillo ha sottolineato come le nuove limitazioni alle intercettazioni riducano significativamente la capacità dello Stato di contrastare efficacemente le organizzazioni mafiose e le attività terroristiche, in particolare nei reati cruciali come la corruzione e il riciclaggio di denaro.
Secondo quanto affermano Sandro Ruotolo e Marco Sarracino, componenti della segreteria nazionale del Partito Democratico, la realtà dei fatti è che l’esecutivo ricorre principalmente a slogan propagandistici e promette inasprimenti delle pene detentive, mentre contemporaneamente sottrae ai magistrati e alle forze dell’ordine gli strumenti fondamentali per combattere efficacemente le mafie. Con questo approccio, sostengono, la sicurezza non può che diminuire anziché aumentare.
