Di Luca Franceschi
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L’emergenza carceraria rappresenta una questione fondamentale di civiltà, rispetto ai diritti umani e ai principi costituzionali che il governo continua invece a sottovalutare. Il rapporto dell’associazione Antigone presenta un quadro allarmante, che contrasta nettamente con quanto stabilito dalla Costituzione sulla funzione rieducativa e risocializzante della pena. L’atteggiamento quasi di indifferenza con cui l’esecutivo affronta questa crisi rivela una profonda irresponsabilità.
Le condizioni nelle carceri italiane rimangono critiche: il sovraffollamento, le pessime condizioni di vita dei detenuti, la scarsità e inefficienza dei percorsi lavorativi e di reinserimento sociale trasformano questi istituti in luoghi che non assolvono più la loro funzione costituzionale. La situazione riguarda anche chi vi lavora quotidianamente, come la Polizia penitenziaria, costretta a operare in ambienti inaccettabili. Particolarmente grave rimane la condizione delle detenute madri e di numerosi bambini, più che raddoppiati rispetto al passato, che si ritrovano reclusi insieme alle loro madri.
Il Partito Democratico ha proposto una legge per affrontare queste problematiche, ma la maggioranza parlamentare l’ha respinta. La forza politica dell’opposizione non ha mai smesso di segnalare il problema attraverso proposte concrete, incentrate su investimenti in edilizia carceraria, maggiore ricorso alle pene alternative alla detenzione e lo sviluppo di veri percorsi di reinserimento lavorativo e sociale. Il governo ha invece risposto creando una serie di nuovi reati, per lo più inefficaci, senza mai affrontare il nodo centrale del sovraffollamento.
La sicurezza collettiva passa anche attraverso penitenziari che funzionino secondo le loro finalità costituzionali. Un sistema carcerario come quello attuale, descritto nel rapporto di Antigone, continua invece a generare ulteriore criminalità, aumentando gli indici di recidiva. Rimangono irrisolti i drammatici episodi di suicidi sia tra i detenuti che tra gli agenti penitenziari. In uno Stato civile e costituzionale queste situazioni non possono essere tollerate. La politica e le istituzioni devono assumersi pienamente le loro responsabilità e agire concretamente per una svolta radicale.
