Di Luca Franceschi
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Gli appalti pubblici rappresentano uno strumento potente per orientare la crescita economica dell’Unione Europea verso modelli sostenibili dal punto di vista sia sociale che ambientale. In questo contesto, un lavoro di qualità che assicuri adeguate tutele e retribuzioni eque per i lavoratori costituisce un elemento fondamentale e imprescindibile.
La proposta di Regolamento sugli appalti pubblici e concessioni messa a punto dalla Commissione Ue non risponde però a questi requisiti essenziali. Il testo affronta in modo ancora troppo timido la questione delle gare al massimo ribasso, non contiene disposizioni sulla qualità dei contratti da applicare, non interviene per interrompere la catena dei subappalti e non introduce penalità per le imprese che violano i diritti dei lavoratori.
Lo strumento normativo prescelto, un regolamento che diventa immediatamente efficace una volta approvato, consente certamente di fornire risposte rapide ad altre questioni importanti di cui la Commissione si sta occupando. Tuttavia, la sua redazione deve avvenire in modo da non limitare significativamente la capacità degli Stati membri di introdurre norme più rigorose e avanzate.
Rimane il rischio concreto per l’Italia di registrare un arretramento sostanziale per quanto riguarda le tutele normative ed economiche e la lotta alla contrattazione pirata. Tale questione riveste particolare importanza in un settore, quello degli appalti, che presenta elevati rischi di infortuni lavorativi, erosione delle tutele, salari contenuti e possibili infiltrazioni della criminalità organizzata.
Per queste ragioni, la bozza del Regolamento deve essere sottoposta a una revisione radicale. Affrettarsi a concludere i lavori non produce risultati positivi se nel processo non si assicura anche la qualità della norma.
