Di Luca Franceschi
///
La crisi siriana del 2015 ha colto di sorpresa l’Unione europea, ma da allora molte cose sono cambiate significativamente. Con l’implementazione del Patto sulla migrazione, il Parlamento europeo ha approvato una normativa che contrasta decisamente l’immigrazione illegale, disumana e legata a fenomeni criminali, orientando al contempo la migrazione legale secondo un approccio comune condiviso tra gli Stati membri.
Gli europarlamentari hanno sottolineato come negli anni precedenti si sia discusso intensamente su come affrontare in modo coordinato la questione migratoria a livello comunitario. La convinzione diffusa è che i flussi migratori verso l’UE continueranno anche in futuro e che, considerata la struttura demografica della popolazione europea, questa prosecuzione sia necessaria. Una politica migratoria ragionevole deve però puntare a ridurre il più possibile gli arrivi clandestini e a creare canali legali accessibili per la migrazione, escludendo tuttavia un diritto automatico di ingresso nel territorio europeo per motivazioni di natura economica.
La strategia del Governo italiano risulta strettamente allineata con gli indirizzi dell’Unione europea. I punti centrali di questa strategia includono la lotta ai trafficanti di esseri umani, l’incremento dei rimpatri sia forzati che assistiti su base volontaria, le collaborazioni attive con i Paesi di provenienza e transito dei migranti, la pianificazione consapevole degli accessi legali attraverso il decreto flussi, e la creazione di concrete opportunità di vita e lavoro direttamente nei paesi di appartenenza.
La svolta europea in materia di migrazione si concentra su una riforma complessiva del sistema europeo di asilo, che entrerà in piena vigore entro il mese di giugno. Tale riforma assicura il controllo dei confini e ripristina l’ordine nel contesto europeo. Essa prevede procedure accelerate direttamente alle frontiere esterne e un rafforzamento della protezione delle frontiere stesse, accompagnati da meccanismi di solidarietà verso gli Stati membri più esposti, come l’Italia. Questo approccio contribuirà a ricostituire la fiducia nella capacità operativa dell’Unione.
Un elemento fondamentale della trasformazione europea nella gestione della migrazione riguarda la collaborazione rafforzata con i Paesi terzi. I partenariati vengono potenziati strategicamente al fine di prevenire la migrazione clandestina, combattere il traffico di esseri umani e ottenere il rimpatrio delle persone prive dello status di protezione. È l’Unione europea a doversi riservare il diritto di decidere chi possa giungere nel proprio territorio e risiedervi, e non i criminali dediti al traffico. Chi non possiede diritto di soggiorno deve abbandonare lo spazio dell’UE. Relativamente alle traversate del Mediterraneo, l’immigrazione clandestina è stata esplicitamente descritta come priva di qualsiasi carattere umanitario, essendo piuttosto il suo opposto.
Recentemente l’Unione europea ha sviluppato un sistema di gestione delle frontiere che rappresenta un’unicità a livello mondiale. Tale sistema registra gli ingressi e le uscite di tutti i cittadini provenienti da Paesi non appartenenti all’UE. Da ottobre, sono già state archiviate le informazioni relative a oltre 60 milioni di persone, ed è stato impedito l’accesso a 700 individui che avrebbero costituito un rischio per la sicurezza dell’Unione. Questa dotazione tecnologica rafforza la sicurezza complessiva, protegge le frontiere esterne e consolida la fiducia nello spazio Schengen.

