Di Luca Franceschi
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Il Movimento 5 Stelle chiede chiarimenti urgenti al governo sulla partecipazione italiana alla nuova coalizione per la difesa antimissile dell’Ucraina. Mentre l’attenzione mediatica si è concentrata sull’assenza della premier Meloni al vertice parigino, è passata sotto silenzio la presenza di Leonardo, il colosso italiano della difesa.
L’azienda ha partecipato all’incontro insieme ai principali player dell’industria bellica europea. Tra questi figurano i consorzi Eurosam e MBDA, di cui Leonardo è parte integrante, le tedesche Hensoldt e Diehl, le francesi Thales e Safran, la norvegese Kongsberg, la svedese Saab, la danese Weibel, la svizzera Destinus e una start-up ucraina, la Fire Point.
Quest’ultima azienda è finita al centro di uno scandalo di corruzione che ha coinvolto la cerchia del presidente Zelenski. Nonostante ciò, sarà proprio questa piccola e controversa società ucraina a ricevere tecnologia avanzatissima dall’industria europea: radar, ottiche, puntatori, componentistica elettronica e informatica, oltre a ingenti finanziamenti.
L’obiettivo è trasformare nel giro di un anno i prototipi di intercettori FP-7X in armi che dovrebbero superare in efficacia i Patriot americani o i Samp/t italo-francesi. La Fire Point produce anche i missili da crociera Flamingo, utilizzati da Kiev negli ultimi attacchi in profondità contro obiettivi in territorio russo.
Secondo i pentastellati è difficile credere che la collaborazione industriale, ufficialmente limitata ai sistemi difensivi, non abbia ricadute anche sullo sviluppo di missili offensivi. Per questo il governo è chiamato a chiarire immediatamente in Parlamento i termini dell’adesione italiana all’accordo.
Le domande che attendono risposta riguardano il ruolo specifico di Leonardo, i costi a carico dello Stato e i ritorni economici per l’azienda. Si chiede inoltre quali benefici avrà la difesa nazionale italiana e quali garanzie esistono affinché le componenti italiane non vengano utilizzate nei missili ucraini lanciati contro Mosca. Infine, occorre verificare che eventuali finanziamenti rispettino la normativa italiana anticorruzione.
