Di Luca Franceschi
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La sicurezza degli operatori del trasporto pubblico locale non può essere trattata come un tema da decreto e conferenza stampa. È quanto denunciano i deputati del Movimento 5 Stelle in commissione Trasporti alla Camera, Antonino Iaria e Valentina Barzotti, dopo le audizioni dei sindacati sulla sicurezza degli operatori del TPL.
Secondo i parlamentari pentastellati, il ministro Salvini parla tanto di sicurezza, ma i primi a non essere sicuri sono proprio i lavoratori del settore di cui ha la responsabilità. Dalle audizioni in Commissione Trasporti emerge un dato politico chiaro: il lavoro dell’autista è sempre meno attrattivo anche perché chi guida autobus e mezzi pubblici è troppo spesso esposto ad aggressioni, minacce e tensioni quotidiane.
Se il settore denuncia una carenza nell’ordine di 12 mila autisti rispetto al fabbisogno, il problema salariale e organizzativo si intreccia anche con quello della sicurezza. Il Governo continua ad annunciare norme, ma lascia scoperto il nodo principale: senza investimenti veri su videosorveglianza, paratie, manutenzione dei sistemi di bordo e raccolta dati, molte tutele restano sulla carta.
La flagranza differita può essere uno strumento utile. Permette di intervenire anche dopo l’aggressione, entro un termine definito, quando l’autore della violenza viene identificato attraverso immagini o altra documentazione legittimamente raccolta. In concreto significa che, se su un autobus ci fossero telecamere funzionanti e immagini utilizzabili, anche il giorno dopo si potrebbe risalire a chi ha aggredito un autista o un operatore e procedere con strumenti molto più efficaci.
Il problema è che su troppi mezzi del trasporto pubblico locale su gomma le telecamere non ci sono, non funzionano, non sono a norma o non producono immagini utili. Così la norma esiste, ma la sua applicazione concreta diventa diseguale.
Sul ferro il sistema di videosorveglianza è più strutturato. Sugli autobus, soprattutto quelli più vecchi, il personale resta spesso solo. Se la telecamera non c’è, non funziona o non consente l’identificazione, la flagranza differita perde gran parte della sua efficacia.
Qui sta il punto politico. La maggioranza fa decreti sulla sicurezza, si racconta come dura e poi si autoassolve. Ma se non finanzia gli strumenti materiali per far funzionare quelle norme, scarica il problema sugli operatori e sulle aziende del TPL. Non basta scrivere una norma. Bisogna mettere i mezzi pubblici nelle condizioni di applicarla.
