Di Luca Franceschi
///
Il trasporto pubblico locale viene ancora considerato principalmente come una voce di spesa da limitare, mentre rappresenta una vera e propria infrastruttura strategica fondamentale per l’unità del Paese. È necessario garantire finanziamenti certi e tempestivi per evitare che i ritardi e il sottofinanziamento cronico si ripercuotano negativamente su aziende, lavoratori e cittadini.
La strada da percorrere richiede un rafforzamento strutturale del Fondo nazionale per il trasporto pubblico locale, abbandonando definitivamente il criterio della spesa storica. Le aziende pubbliche in difficoltà devono essere sostenute attraverso piani di riequilibrio concreti, basati su trasparenza contabile e capacità di programmazione efficace. L’esperienza dimostra che dove sono stati realizzati interventi mirati e ben strutturati, si è riusciti a evitare il fallimento delle aziende e a preservare la qualità del servizio.
Il settore necessita inoltre di investimenti reali e consistenti per il rinnovo del materiale rotabile, lo sviluppo delle metropolitane, delle tranvie e delle ferrovie suburbane. Parallelamente occorre garantire la completa copertura del contratto nazionale, fornire sostegno contro l’aumento dei costi energetici e rafforzare le tutele per il personale del settore. Senza questi elementi essenziali, l’intero sistema perde progressivamente qualità, sicurezza e affidabilità.
Per quanto riguarda il comparto taxi e NCC, è indispensabile una riforma organica e moderna, basata su dati aperti, strumenti digitali avanzati e un sistema nazionale di monitoraggio presso il Ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti che sia realmente funzionale. La pianificazione deve essere delegata a Regioni e Comuni, utilizzando criteri oggettivi e verificabili per determinare i fabbisogni. Non servono proclami o slogan, ma una governance seria ed efficace del settore.
La situazione verificatasi recentemente in Molise rappresenta un esempio emblematico di una realtà che spesso si preferisce ignorare. Le intense precipitazioni e la riattivazione della frana di Petacciato hanno causato l’interruzione di collegamenti vitali, con la chiusura dell’A14, l’interruzione della linea ferroviaria adriatica e pesanti conseguenze sulla mobilità dell’intera area.
Questo episodio costituisce la prova tangibile che l’Italia presenta ancora una divisione netta tra territori dotati di reti infrastrutturali solide e altri che rischiano di rimanere completamente isolati non appena il sistema entra in crisi. Il trasporto pubblico, la continuità territoriale e la qualità delle infrastrutture non possono essere considerate mere questioni tecniche, ma rappresentano aspetti fondamentali legati ai diritti, all’uguaglianza e alla coesione nazionale.
