(Il testo seguente è tratto integralmente dalla nota stampa inviata all’Agenzia Opinione) –
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Il capogruppo M5S in commissione cultura alla Camera Antonio Caso ha denunciato in aula la situazione critica della Carta del Docente, evidenziando come i fatti confermino tutti i timori espressi nei mesi scorsi.
“La carta è diventata utilizzabile solo adesso, quando siamo ormai molto più vicini alla fine dell’anno scolastico che al suo inizio”, ha dichiarato Caso, sottolineando che l’importo è sceso da 500 euro a 380 euro, con una perdita di 117 euro per ogni insegnante.
Il parlamentare pentastellato ha riconosciuto che la platea è stata ampliata includendo anche i docenti precari, precisando però che “questo risultato è arrivato soprattutto grazie alle sentenze dei giudici italiani ed europei”. Il problema, secondo Caso, è che “se si allarga la platea senza mettere risorse aggiuntive, il risultato è semplice: il costo viene scaricato sugli altri docenti”.
Nel frattempo, ha proseguito, “la vita continua a costare sempre di più. Aumentano i prezzi dei corsi di aggiornamento, degli strumenti utili alla formazione e, più in generale, il costo della vita cresce costantemente. Tutto sale, mentre la Carta del Docente diminuisce”.
Caso ha poi criticato il “fantomatico marketplace” presentato come novità, osservando che “basta guardare il video di presentazione per rendersi conto del paradosso: elettrodomestici, prodotti per la casa, viaggi. Davvero pensiamo che sia questo ciò di cui hanno bisogno gli insegnanti italiani?”.
Il deputato M5S ha anche bocciato la proposta delle foresterie per i docenti nelle città dove la vita è troppo cara, definendola una prospettiva preoccupante: “Invece di permettere agli insegnanti di vivere dignitosamente con il proprio stipendio e di poter accedere a una casa come tutti gli altri cittadini, si immaginano alloggi annessi alle scuole”.
“La verità è molto più semplice e molto più seria: bisogna intervenire sugli stipendi”, ha concluso Caso, ricordando che “negli ultimi anni l’inflazione è arrivata vicino al 18 per cento, mentre gli aumenti contrattuali si sono fermati tra il 5 e il 7 per cento. Significa che, in termini reali, gli insegnanti stanno perdendo potere d’acquisto”.
“Se davvero si vuole restituire dignità ai docenti, non servono marketplace o foresterie: servono stipendi adeguati e un reale riconoscimento del valore del loro lavoro”, ha concluso il capogruppo M5S.
