Di Luca Franceschi
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La protesta contro la riforma degli istituti tecnici continua ad allargarsi in maniera significativa. Dopo l’adozione alternativa dei libri di testo, è arrivato anche lo sciopero degli scrutini, segnalando un crescente malcontento nel mondo della scuola. Il decreto sulle classi di concorso, firmato ad aprile, è stato diffuso solo a giugno e non risolve le criticità evidenziate da più parti.
Le nuove possibilità di assegnazione possono limitare in alcuni casi il rischio di soprannumerari, ma non restituiscono le ore eliminate né garantiscono nel tempo cattedre e organici stabili. Si tratta di un correttivo giudicato tardivo e insufficiente dal capogruppo del Movimento 5 Stelle in Commissione Cultura alla Camera.
La contestazione non riguarda soltanto il caos nell’attuazione della riforma, ma il merito stesso dell’impianto normativo. Il nuovo assetto riduce le ore di diverse discipline, introduce insegnamenti ancora poco definiti e impoverisce la formazione degli studenti, piegando l’istruzione tecnica a una logica sempre più aziendalista.
Nel frattempo centinaia di famiglie si stanno organizzando per presentare un ricorso straordinario, dopo aver iscritto i propri figli sulla base di un’offerta formativa che è stata modificata successivamente, creando una situazione di incertezza e disagio.
Il Movimento 5 Stelle invita il Governo a non sostenere che il rinvio sia impossibile a causa dei vincoli del PNRR. In Trentino il Ministero ha autorizzato lo slittamento della riforma al 2027/2028, mantenendo per il prossimo anno gli attuali quadri orari. L’autonomia speciale rende il caso diverso, ma dimostra concretamente che una proroga è tecnicamente possibile.
Per questo motivo viene chiesto al Ministro Valditara di rinviare l’avvio della riforma e aprire un confronto vero e sostanziale con scuole, docenti, studenti e famiglie, per evitare di procedere con un provvedimento che sta generando forte opposizione nel mondo dell’istruzione.
