Di Luca Franceschi
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I dati Invalsi sulla scuola italiana lanciano un allarme che non può essere sottovalutato. Nella scuola primaria le competenze in matematica continuano ad arretrare in modo preoccupante: quasi quattro bambini su dieci non raggiungono un livello adeguato di preparazione.
I risultati medi registrano un calo significativo, tra l’8 e il 10 per cento rispetto al 2019. Alle scuole medie la situazione peggiora anche per quanto riguarda l’italiano, mentre continuano a pesare in modo determinante le forti disuguaglianze sociali e territoriali.
Ancora oggi il luogo in cui si nasce e la condizione economica della famiglia incidono in modo eccessivo sulle possibilità di apprendimento e sul futuro degli studenti. Di fronte a questi dati servirebbero più docenti, classi meno numerose, più tempo pieno e interventi mirati nelle scuole e nei territori che presentano maggiori difficoltà.
Il ministro Valditara ha invece scelto di ridurre gli organici, utilizzando il calo demografico per tagliare posti anziché per migliorare la qualità della didattica. La diminuzione della dispersione scolastica rappresenta un risultato importante, ma non può bastare da sola.
La scuola deve intervenire sulle difficoltà fin dai primi anni e garantire a ogni ragazza e a ogni ragazzo le stesse possibilità di apprendere, indipendentemente dalla famiglia di provenienza o dal territorio in cui vive. È su questo aspetto che si misura davvero il diritto all’istruzione.
Lo ha dichiarato Antonio Caso, capogruppo del Movimento 5 Stelle in Commissione Cultura alla Camera.
