(Il testo seguente è tratto integralmente dalla nota stampa inviata all’Agenzia Opinione) –
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La discussione sulla riforma della sanità militare sta facendo emergere con sempre maggiore chiarezza l’accentramento del potere in atto in Italia, con l’esecutivo che calpesta il Parlamento sconvocando le Commissioni e sopprimendo le audizioni.
Il Governo ha già deciso e non importa cosa ne pensano le associazioni di categoria, ignora il parere negativo della quasi totalità di quelle intervenute e annulla addirittura le ultime audizioni.
Il progetto è istituire un vero e proprio Servizio sanitario militare, strutturato in modo autonomo e destinato al personale delle Forze armate. Non si tratta più di un semplice riordino della sanità militare, come previsto dalla legge delega, ma della costruzione di un sistema sanitario separato e finanziato con le risorse destinate al Servizio sanitario nazionale.
Questo quadro si inserisce nella tendenza che sta emergendo con forza nelle politiche di questa maggioranza: la proliferazione di strumenti sanitari separati per categorie specifiche. Si parla sempre più spesso di fondi sanitari integrativi dedicati a singoli comparti – dai dipendenti pubblici agli insegnanti – alimentando un modello corporativo in cui ogni categoria viene indirizzata verso il proprio sistema di copertura sanitaria.
Questo approccio frammenta il diritto alla salute e allontana progressivamente il Paese dal principio universalistico su cui è nato il Servizio sanitario nazionale: quello di garantire cure a tutti, indipendentemente dalla categoria professionale, dal reddito o dalla condizione sociale.
Il governo dichiara che l’obiettivo è sostenere la sanità pubblica, ma per sostenere la sanità pubblica la strada è una sola: investire nel Servizio sanitario nazionale, rafforzarne le strutture, il personale e i servizi sui territori.
Creare sistemi paralleli – militari, categoriali o integrativi – significa invece indebolire progressivamente il pilastro universalistico della nostra sanità e accompagnarlo verso una lenta erosione.
Lo ha dichiarato Marianna Ricciardi, Capogruppo del Movimento 5 Stelle in Commissione Affari Sociali alla Camera.
