Di Luca Franceschi
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L’audizione della Fondazione GIMBE al Senato ha messo in luce le criticità del disegno di legge delega sulla riorganizzazione del Servizio Sanitario Nazionale. Secondo quanto emerso durante i lavori parlamentari, esistono rischi concreti di “deleghe sospese” in mancanza di nuove risorse finanziarie.
L’impatto sui bilanci regionali delle misure apparentemente senza costi e i conflitti di competenze tra Governo centrale e amministrazioni territoriali costituiscono nodi problematici che la riforma non riesce a sciogliere, anzi li amplifica ulteriormente.
Il testo della riforma appare privo di contenuti sostanziali, redatto senza prevedere alcun investimento aggiuntivo e limitato da una clausola di invarianza finanziaria che ne vanifica l’efficacia. Si configura come una delega priva di indicazioni precise che non migliora l’assistenza sanitaria territoriale.
La proposta nasconde invece un disegno più pericoloso: favorire l’espansione della sanità privata a danno di quella pubblica, universale e gratuita. L’introduzione degli “ospedali elettivi” e il potenziamento delle strutture di terzo livello, senza vincoli stringenti di servizio pubblico, rappresentano un chiaro vantaggio per chi specula sulla salute dei cittadini.
Le problematiche economiche sono evidenti e preoccupanti. L’ultima manovra finanziaria ha stanziato solamente 30 milioni di euro per gli ospedali di terzo livello, mentre la riforma introduce una clausola di invarianza che esclude nuovi o maggiori costi, come se fosse possibile prevedere il futuro attraverso metodi divinatori.
Queste contraddizioni minano profondamente la credibilità dell’intera riforma sanitaria. Si interviene su uno dei pilastri fondamentali della Repubblica bypassando il dialogo con le Regioni e limitando gravemente le prerogative del Parlamento.
I parlamentari si trovano costretti a esprimere valutazioni affrettate su riforme che incidono profondamente sulla vita quotidiana dei cittadini. Questa modalità di procedere rappresenta una grave mancanza di rispetto verso le istituzioni democratiche e non può continuare.
