Di Luca Franceschi
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L’accelerazione sulle pre-intese per l’autonomia differenziata, in particolare da parte della Regione Veneto, sta suscitando forti preoccupazioni per il futuro della sanità pubblica. A lanciare l’allarme è la senatrice del Movimento 5 Stelle Vincenza Aloisio, che denuncia una preoccupante cecità politica di fronte alle conseguenze che questa riforma potrebbe avere sui cittadini più vulnerabili.
La Regione Veneto procede spedita ignorando i severi moniti della Fondazione GIMBE, liquidandoli come irrilevanti. Il Governatore veneto ha dichiarato alla stampa che la riforma Calderoli non esclude nessuno e che ogni territorio è libero di scegliere se farsi gestire da Roma o procedere autonomamente. Tuttavia, questa posizione ignora volutamente il cuore della questione: il diritto alla salute non può e non deve dipendere dal codice postale di residenza.
I rilievi sollevati in Senato dalla Fondazione GIMBE non rappresentano opinioni politiche di parte, ma si basano su dati oggettivi e incontrovertibili. Affidare alle singole Regioni competenze esclusive su materie incluse nei Livelli Essenziali di Assistenza, sulla gestione del personale sanitario e sui fondi sanitari regionali rischia di istituzionalizzare le disuguaglianze già esistenti nel sistema sanitario nazionale.
Anziché garantire cure di qualità vicino al luogo di residenza, questa riforma costringerà i cittadini dei territori economicamente più deboli a intraprendere migrazioni sanitarie sempre più dolorose dal punto di vista umano e sempre più onerose dal punto di vista economico. Si tratta di quelle che vengono definite “migrazioni della speranza”, un fenomeno che anziché essere arginato rischia di amplificarsi drammaticamente.
La vera responsabilità politica non consiste nel trincerarsi dietro i confini regionali rivendicando autonomie, ma nel pretendere che lo Stato garantisca finanziamenti adeguati e standard qualitativi elevati a tutti i cittadini, indipendentemente dal fatto che risiedano al Nord o al Sud del Paese.
L’autonomia differenziata, in assenza di un finanziamento strutturale e adeguato dei Livelli Essenziali delle Prestazioni, si tradurrà inevitabilmente in un gioco a somma zero. In questo scenario, a pagare il conto più salato saranno i servizi pubblici e le fasce più deboli e fragili della popolazione, mentre si aprirà la strada a una progressiva privatizzazione del sistema di cura e assistenza sanitaria.
