(Il testo seguente è tratto integralmente dalla nota stampa inviata all’Agenzia Opinione) –
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La deputata del Movimento 5 Stelle Chiara Appendino ha pubblicato sui suoi canali social una dura critica contro l’approccio della destra al caso di Rogoredo.
“Il 26 gennaio, mezz’ora dopo l’omicidio di Rogoredo, Matteo Salvini non aspetta nessuna indagine. Corre sui social e sentenzia: ‘Sono dalla parte del poliziotto senza se e senza ma’. ‘Un poliziotto si difende, il balordo muore, l’agente viene indagato per omicidio volontario. Tutto sbagliato!’. Eccolo qui lo sciacallaggio, eccola qui la gara a chi la sparava più grossa.
Meloni, Salvini, Piantedosi e tutto lo stato maggiore di destra si è precipitato in TV e sui social non per analizzare, ma per lucrare. Lo squallido obiettivo è raccattare qualche voto sventolando la divisa per nascondere un dato di fatto: sulla sicurezza hanno tragicamente fallito, rendendo questo Paese più insicuro. Questa non è tutela istituzionale, è puro cinismo mediatico. Che vergogna.
Poi però arriva l’indagine della Procura di Milano condotta dalla Polizia stessa e quella verità che loro non volevano aspettare inizia a emergere, ed è la prova che il sistema ha retto. Un sistema che va difeso, non demolito, perché l’impunità a priori non protegge i poliziotti: al contrario, copre chi sbaglia e infanga il lavoro del 99% degli agenti onesti.
Se si hanno a cuore le Forze dell’Ordine, le inchieste non sono un nemico da abbattere, ma l’anticorpo che ne salva l’onore. La sicurezza è una cosa seria, non si può trattare come fa questa destra a colpi di strumentalizzazioni e sciacallaggi.
Volete occuparvi davvero delle donne e degli uomini in divisa? Allora smettetela con gli slogan e ascoltate quello che diciamo da mesi. Stare dalla loro parte significa dare risposte concrete: stipendi dignitosi, non le briciole; turni umani, basta massacrare gli agenti di straordinari perché mancano gli organici; rinforzi dove serve, smettendola di usare le assunzioni per fare favori elettorali nei collegi degli amici di partito; tutela legale vera, strumenti economici per affrontare le indagini con serenità.
Il caso di Rogoredo è un pugno allo stomaco ma parla chiaro: sfruttare coloro che rischiano la vita a difesa dei cittadini per urlare slogan in TV e poi lasciarli soli in strada, è un insulto alla divisa. Quella divisa sporcata da chi la indossa e commette reati, certo, ma anche da chi la strumentalizza per fare propaganda”.
