Di Luca Franceschi
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Il risiko bancario-finanziario italiano non accenna a placarsi e preannuncia ulteriori conseguenze per il Paese, che necessitano di essere gestite con la massima trasparenza, rigore e attenzione da parte dell’esecutivo. In questo contesto, il Movimento 5 Stelle ha depositato un’interrogazione parlamentare riguardante gli effetti della maxioperazione finanziaria che coinvolge il sistema bancario e Delfin.
L’operazione in questione vedrebbe Leonardo Maria Del Vecchio beneficiare di un finanziamento dall’importo straordinario di 11 miliardi di euro, finalizzato a incrementare la sua quota in Delfin fino al 37,5%, la società che custodisce il patrimonio della famiglia. Il capitale verrebbe fornito da un consorzio di istituti di credito che include UniCredit, Crédit Agricole e BNP Paribas.
Le risorse finanziarie messe a disposizione sarebbero destinate all’acquisizione di due partecipazioni del 12,5% ciascuna, attualmente detenute da due fratelli di Del Vecchio junior. Per quanto riguarda la restituzione di questo maxiprestito, il cui valore corrisponde approssimativamente a metà della Legge di bilancio dello Stato italiano, le fonti di rimborso sarebbero costituite dai profitti futuri generati da Delfin e dai rendimenti derivanti dalle partecipazioni possedute dalla holding.
Proprio su questo aspetto si concentra il punto critico dell’intera operazione: la holding della famiglia Del Vecchio detiene infatti la posizione di primo azionista di Banca Monte dei Paschi di Siena con una quota del 17,5%, istituto che rappresenta uno dei protagonisti del risiko bancario in corso. Inoltre, risulta di fatto primo azionista di Assicurazioni Generali, grazie all’effetto combinato della quota Mps e di una partecipazione diretta del 10%.
La holding vanta anche una partecipazione in UniCredit pari al 2,7%, altra società centrale nel risiko bancario e, paradossalmente, tra i finanziatori dell’operazione stessa. Un elemento che aggiunge complessità alla vicenda riguarda il fatto che questa imponente operazione finanziaria potrebbe risultare parzialmente sottratta alle complete possibilità di analisi e controllo delle autorità italiane, considerata la sede legale di Delfin situata in Lussemburgo.
Per questi motivi, il M5S ha presentato un’interrogazione rivolta al Ministero dell’Economia, che peraltro ha ceduto alcuni pacchetti azionari di Mps proprio a Delfin nell’ambito delle operazioni su Mediobanca e Generali, e al Ministero delle Imprese, per ottenere alcuni chiarimenti essenziali.
Tra le questioni sollevate: se siano state avviate interlocuzioni con Banca d’Italia, CONSOB, IVASS e con le competenti autorità europee; se siano stati valutati eventuali rischi di concentrazione dell’esposizione creditizia verso un singolo soggetto economico o gruppo di interesse; se risultino approfonditi i possibili conflitti di interesse.
L’interrogazione chiede inoltre se siano note le caratteristiche delle eventuali garanzie, pegni o altri meccanismi di protezione previsti in favore degli istituti finanziatori; se il Governo ritenga che un rimborso basato in misura significativa sui dividendi delle partecipate, per loro natura aleatori, possa determinare pressioni sulle politiche distributive o sugli assetti di governance di società quali Mps, Generali e UniCredit.
Infine, viene richiesto quali iniziative il Governo intenda assumere affinché il mercato del credito garantisca equilibrio e imparzialità tra grandi operazioni finanziarie e accesso al credito di famiglie e piccole e medie imprese.
