Di Luca Franceschi
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La deputata del Movimento 5 Stelle in commissione di vigilanza Rai, Dolores Bevilacqua, ha sollevato pesanti critiche sulla gestione delle risorse economiche dell’azienda pubblica radiotelevisiva, puntando il dito contro sprechi e opache decisioni sui compensi di alcuni volti noti.
Secondo quanto riportato in un articolo di Lisa di Giuseppe su Il Domani, si prospetterebbe il possibile impiego di Antonino Monteleone nella trasmissione estiva di Rai 3 “Filorosso”. La parlamentare pentastellata ha espresso perplessità su questa eventuale scelta, evidenziando come il giornalista, nonostante costi all’azienda 300mila euro, sia attualmente relegato su RaiPlay dopo aver contribuito al crollo degli ascolti di Rai 2 sotto l’1% di share.
Bevilacqua ha interrogato sui reali meriti che giustificherebbero tale decisione, ponendo l’accento sui legami di Monteleone con il governo Meloni, la sua partecipazione ad Atreju e al comitato del sì. La deputata ha denunciato il problema dei “minimi garantiti” in Rai, riferendosi a personaggi pagati indipendentemente dal numero di puntate realizzate e dai risultati ottenuti.
Durante un’audizione in commissione di vigilanza, l’esponente M5S ha tentato di ottenere chiarimenti dall’amministratore delegato su questo sistema di compensi, ricevendo però risposte definite evasive e poco convincenti.
Un altro caso sollevato riguarda Tommaso Cerno, che ha recentemente dichiarato di lavorare senza contratto, contestando le cifre di 800mila euro riportate dalla stampa. Bevilacqua ha chiesto pubblicamente al giornalista di rendere noti il suo compenso effettivo e i costi della sua trasmissione di quattro minuti, ma finora non ha ricevuto alcuna risposta.
La parlamentare ha inoltre fatto riferimento alle recenti vicende giudiziarie che coinvolgono l’ex socia di Delmastro, contestata dalla procura di Roma per aver ripulito i soldi del clan Senese, mentre nel programma “2 di picche” si parlava di liceo classico e famiglia nel bosco.
La conclusione di Bevilacqua è netta: gli italiani non vogliono pagare il canone per finanziare personaggi come Cerno e Monteleone, sottolineando la necessità di maggiore trasparenza nella gestione del denaro pubblico destinato al servizio radiotelevisivo nazionale.
